Benvenuto nel Blog di Satsang Milano

"La preghiera di Amma è che l'amore porti sollievo nella vita di tutti e ci offre l'opportunità di condividere questo sogno ognuno secondo il proprio stile, secondo i propri mezzi e secondo le proprie aspirazioni. Embracing the World è un sogno che diventa realtà e con le nostre attività sosteniamo questo meraviglioso progetto. " - Amma

Insieme per la Natura

"Amma chiede a ogni abitante del pianeta di offrire il proprio contributo per riportare l'armonia nella NATURA" - Amma

In Armonia

Molte voci si fondono per creare un unico suono. Molti cuori focalizzati su un unico obiettivo: il nostro Sogno “EMBRACING THE WORLD"

Il Cammino della Pace

"Possa l'albero della nostra vita essere fermamente radicato nel terreno dell'amore. Fate che le buone azioni siano le foglie quell'albero. Possano le parole di gentilezza esserne i fiori. E la pace il suo frutto." – Amma

Il Nostro Sogno

"Che tutti, nel mondo, possano dormire senza paura almeno per una notte. Che almeno per un giorno ciascuno possa mangiare a sazietà. Che almeno per un giorno gli ospedali non debbano curare vittime della violenza. Che almeno per un giorno ciascuno possa aiutare il povero e il bisognoso con il servizio disinteressato. Che questo piccolo sogno si realizzi, questa è la preghiera di Amma." - Amma

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venerdì 13 marzo 2015

Il Guru Cammello

'Se il guru è dentro di noi, non è sufficiente seguire la propria mente? Perchè seguire qualcun altro? "

Amma: "È vero che il guru è dentro di noi, ma quel 'guru' al momento è schiavo delle nostre vasana (tendenze latenti). La mente non è sotto il nostro controllo, ma costantemente controllata dalle nostre vasana. Di conseguenza è pericoloso seguire la mente. Amma vi racconta la storia di un uomo che si era rivolto a molti guru. Tutti parlavano solo di umiltà, fede e devozione. A quell’uomo tutto questo non piaceva. 'Non sarò schiavo di nessuno,' si era ripromesso. Un giorno mentre stava seduto sul ciglio di una strada a rimuginare:"Nessuno dei guru che ho visto è adatto per guidarmi correttamente", i sui occhi si posarono su un cammello al pascolo che ondeggiava il capo su e giù. 

Sorpreso nel vedere che il cammello potesse intuire i suoi pensieri, pensò: 'Lui dev’essere il guru che stavo cercando!'. Avvicinandosi, gli chiese: ‘Sei tu il mio guru?' Il cammello ondeggiò il capo su e giù. L'uomo era felice. 

"Dopo quell'episodio l'uomo non fece più nulla senza prima interpellare il Guru Cammello. Il cammello annuiva col capo a tutto ciò che gli veniva chiesto. Un giorno l'uomo gli disse: 'Ho visto una ragazza. la posso amare?' Il cammello annuì

Dopo qualche tempo l'uomo tornò dal cammello per chiedere: 'La sposo?' Il guru cammello diede la sua approvazione anche a questo. Passò ancora qualche giorno. La domanda successiva fu '' Va bene se bevo un goccino? ' Il cammello annuì nuovamente. Quella sera l'uomo tornò a casa completamente ubriaco. In breve tempo il bere divenne un’abitudine non apprezzata da sua moglie. L’uomo tornò dal guru per chiedere se era giusto litigare con sua moglie. Ancora una volta il capo del guru oscillò su e giù.   

Presto l’uomo si rifece vivo con un’ulteriore domanda: 'Mia moglie non vuole che io beva. La faccio fuori? " Il capo del cammello dondolò su e giù anche questa volta. L'uomo andò di corsa a casa e accoltellò sua moglie, ferendola gravemente. Arrivò la polizia che lo arrestò e gli fu dato l’ergastolo. 

"La nostra mente è come quel guru cammello. Non discrimina ciò che è giusto o sbagliato. Approva tutto ciò che ci piace senza considerare le conseguenze future. 

Se dipendiamo dalla nostra mente, che è schiava delle nostre Vasana, faremo solo l’esperienza dell’eterna schiavitù. Allo stato attuale, il nostro intelletto non possiede la discriminazione, quindi la via  migliore è quella di seguire i consigli di un vero guru.

Oggi si fanno cose sbagliate con la scusa che sia Dio a farcele fare. Non è giusto da parte nostra insistere affinchè il guru acconsenta a tutto il nostro operato. Solo chi segue le istruzioni del guru senza avere dubbi potrà raggiungere l'obiettivo. Quello è il vero discepolo.

Così come la tartaruga cova le proprie uova col pensiero, anche il pensiero del guru è sufficiente a guidare il discepolo fino alla meta. Il Satguru è colui che ha realizzato la verità. Seguire i suoi consigli ci eleva, anche se farlo,  ora ci sembra difficile."

sabato 7 marzo 2015

La scimmia che decise di digiunare

Una volta, una scimmia che era stanca della propria natura irrequieta, decise di dare una svolta alla sua vita. “Devo fare sadhana, delle pratiche spirituali!”


 Pensò. “Quello è l’unico modo per calmarmi e per elevarmi spiritualmente.” Decise così di fare un giorno di digiuno e di meditazione. Non è quello che fanno i grandi asceti? La scimmia immaginò che l’astensione dal cibo avrebbe deprivato il corpo di energia, e di conseguenza sarebbe stata più calma ed idonea per la contemplazione. Scelse il sabato come giorno di digiuno. Avendo formulato tale progetto cominciò a dondolare eccitata di ramo in ramo e di albero in albero come una furia scatenata.

Arrivò il sabato e la scimmia scese dall’albero su cui aveva dormito per sedersi per il giorno di digiuno e di meditazione. Si mise nella posizione del loto, chiuse gli occhi, e si perse subito in eroiche fantasie di digiuni e illuminazioni.

Al suo risveglio potè sentire chiaramente i morsi della fame nello stomaco e comprese che digiunare per un giorno sarebbe stato più difficile di quanto immaginato. “Come farò a resistere fino alla fine senza mangiare?” si domandò. 

L’istinto la spingeva ad arrampicarsi sull’albero per gustare i succulenti manghi che pendevano dai rami. Comunque si controllò. Dopo poco cominciò a pensare: “E se poi alla fine del giorno sarò così debole da essere incapace di arrampicarmi sull’albero per cogliere i mango?  Sarebbe una tragica perdita per il mondo delle scimmie se io morissi prematuramente! E’ nell’interesse di tutti che io continui le mie pratiche spirituali sul quel ramo con quell’enorme grappolo di mango.”

Avendo preso questa decisione, la scimmia lesta lesta si arrampicò sull’albero e sedette in un angolino, gli occhi puntati sui mango con impudico desiderio. Mentre contemplava i succulenti frutti la saliva iniziò a colare sulle sue pelose guancette. Ma quando comprese ciò che stava accadendo, la scimmia voltò drammaticamente il capo e chiuse gli occhi davanti alla tentazione.  Con gli occhi della mente, però, fece un banchetto con quella polpa carnosa.

Quando le altre scimmie la videro sull’albero furono profondamente colpite alla vista della loro sorella in meditazione. Pensarono: “Che forza da super scimmia deve avere per resistere alla tentazione di mangiare e scorazzare a destra e a manca. Ebbero solo qualche attimo di esitazione prima di fiondarsi sull’albero e cogliere i mango. La scimmia che stava ‘meditando’ sbirciava ansiosamente con gli occhi semichiusi, temendo che avrebbero spogliato completamente l’albero di tutti i suoi frutti. Grazie al cielo non lo fecero.

Non appena se ne furono andate, la scimmia riaprì gli occhi e pensò: “..e se avessero colto tutti i frutti? Non posso correre questo rischio. Chissà, potrei anche non avere più la forza per allungare il braccio per cogliere quei mango. Farei meglio a scegliere anch'io i frutti adesso, in modo da avere qualcosa di nutriente per rifarmi dopo il digiuno. Comunque non c’è nessuna regola che stabilisca che non si possa tenere il cibo vicino quando si digiuna, l’importante è non mangiare.”

Colpita dalla propria logica suadente la scimmia si avvicinò veloce ai mango penduli e ne colse un bel po’.
Sentendosi ora in qualche modo sollevata al pensiero che ci sarebbe stata una sontuosa cena che l’aspettava, chiuse gli occhi, inalando profondamente la fragranza tropicale dei mango. Poteva percepire la polpa carnosa dei tondi frutti che stava tenendo. Aprì gli occhi e con desiderio li guardò, ne osservò le bucce verdi striate di giallo e di rosso. Chi poteva immaginare che quella polpa racchiudesse sì tanti allettanti piaceri?

“Poi la scimmia si chiese. “ ..e se poi divento così fiacca da non avere nemmeno l’energia per sbucciarli e mettermeli in bocca? Potrei mettere i frutti in bocca adesso. Per digiuno si intende il non ingoiare il cibo. Non c’è niente di male nel tenere il cibo in bocca.” Così la scimmia sbucciò velocemente la frutta e se la mise in bocca.

Quando la saliva al sapore di mango cominciò ad aumentare, la ingoiò. Nel giro di pochissimo tempo incominciò a masticare il mango e non si fermò al primo boccone, ma continuò ancora e ancora. Nel mangiare le venne il barlume di aver rotto il digiuno, ma immediatamente giustificò il festino col pensiero: “ Ma che differenza fa se il mango sta dentro o fuori dallo stomaco?” 

Amma dice che è difficile superare le nostre vasana (le tendenze latenti) e controllare i propri sensi. Bisogna stare alla larga dalle situazioni che ci tentano ad indulgere in quelle vasana. Saremmo altrimenti come un alcolista che tenta di uscire dalla propria dipendenza con una bottiglia in mano. 

martedì 30 dicembre 2014

Tesoro, che c'è per cena stasera?

Un uomo aveva il timore che la propria moglie non sentisse più bene come una volta e che avrebbe potuto aver bisogno di un apparecchio acustico. Non sapendo come gestire la situazione con sua moglie chiese consiglio al medico di famiglia.

Il medico gli diede un manuale di istruzioni con dei suggerimenti su come poter fare un semplice test. Ecco cosa avrebbe dovuto fare.... Provare a parlare a sua moglie con un tono di voce normale da una distanza di 10 metri e vedere se lei avrebbe sentito. Se non avrebbe ricevuto nessuna risposta, si sarebbe dovuto avvicinare di 5 metri, poi di altri 3 metri e così via,  fino a che non avrebbe ricevuto risposta.

Quella sera sua moglie stava preparando la cena in cucina quando suo marito da una distanza di 10 metri, con un tono di voce normale, le disse: " Tesoro, che c'è per cena, stasera?"  Nessuna reazione! Così l'uomo si avvicinò di 5 metri alla cucina e di nuovo, con un tono di voce normale, le chiese: " Cara, che c'è per cena stasera?" Di nuovo nessuna risposta. L'uomo entrò nella sala da pranzo e a meno di 5 metri di distanza da lei, gridò: "Amore, che c'è per cena stasera?" ...nessuna risposta! Così le arrivò alle spalle gridando: "Cucciola, che c'è per cena stasera?" La moglie questa volta si voltò, gridando: "Giacomo, te lo ripeto per la quinta volta! RISOTTO! ".... Il problema potrebbe non essere degli altri, così come potremmo immaginare! Il problema potrebbe essere nostro!

Spesso ci lamentiamo di chi ci sta attorno o del mondo che ci circonda, ma forse siamo noi ad avere torto e a proiettare i nostri limiti sugli altri. Impegnamoci a fare più attenzione e ad essere più consapevoli....con grazia.

° ° ° ° ° ° ° ° °

"Dio ha dato a ciascuno di noi un volto. Che esso esprima l'amore oppure la rabbia è una decisione che spetta solamente  a noi. Se manteniamo sempre un sorriso sul nostro volto, anche gli altri sorrideranno. Se abbiamo amore e pace dentro di noi, anche negli altri nasceranno questi sentimenti. Allora tutto l'ambiente si riempirà di felicità." - Amma

lunedì 27 febbraio 2012

Una cena di carta

Un giorno un oratore fece un discorso in cui disse: "Siamo tutti Brahman, no è vero? Perciò non abbiamo bisogno di pratiche spirituali". 
Dopo il discorso gli servirono la cena.
Il cameriere gli mise davanti il piatto, su di esso c'erano soltanto pezzi di carta con su scritte le parole: 'riso', 'stufato di verdure’ e 'budino di riso’.
L'oratore andò su tutte le furie. "Cosa pensi di fare! Vuoi forse insultarmi?" chiese.
Il cameriere rispose: "Ascoltavo il suo discorso di prima, questa sera. Ho sentito che lei asseriva di essere Brahman, e che questo pensiero è sufficiente, che non c'è bisogno di fare pratiche spirituali. Così ho pensato che sarebbe stato certamente d'accordo semplicemente a pensare al cibo per toglierle la fame! E' ovvio che non c'è bisogno di mangiare!" 

"Non è sufficiente semplicemente parlare, figlioli! Dobbiamo agire. Soltanto attraverso la pratica spirituale possiamo realizzare la Verità - Amma

lunedì 13 febbraio 2012

Guru Seva

Molto tempo fa negli ashram si praticava il karma-yoga, l'arte del servizio disinteressato attraverso l'azione. Dhoumya e i suoi tre discepoli, Aruni, Veda e Upamanu vivevano in un ashram di questo tipo nel mezzo della giungla.

Aruni era il più diletto e rispetto ad altri raggiunse la conoscenza in un arco brevissimo di tempo. Costruì persino un suo ashram di fronte a quello del Guru. Aruni grazie alle benedizioni del Guru arrivò alla comprensione dei Veda, degli Shastra e dei Purana, senza neanche leggerli. In verità la conoscenza acquisita per aver servito il proprio Guru, è quella che porta a maggiore successo ed è fruttuosa e benefica in tempi brevi. La conoscenza appresa dai libri, senza servire il maestro, alimenta l’orgoglio. Questo tipo di sapere non è di grande utilità agli altri.

Una sera, sebbene la stagione delle piogge fosse già finita, cominciò a piovere fortissimo. Dhoumya temette che a causa dell’abbondante pioggia le piantine del campo di riso fossero portate via dall’acqua e che l’intera risaia sarebbe stata devastata.
Disse ad Aruni: "Caro figlio Aruni! Va al campo e sorveglia le piantine della risaia. Se ci sarà la tracimazione, l’acqua porterà via con sé il raccolto.”

Obbedendo al Guru, Aruni si avviò alla risaia sotto la pioggia. Vide che una parte del campo aveva già ceduto. Provò allora a proteggere la falla mettendo molto fango, ma era del tutto inutile perché il fango veniva portato via dalla forza dell’acqua. Dopo molti tentativi non trovò altra soluzione che sdraiarsi ed usare il proprio corpo per evitare il deflusso dell’acqua. Poiché l’acqua era fredda il corpo si irrigidì, ma mai avrebbe disobbedito al proprio Guru.

Il mattino seguente dopo le preghiere, Dhoumya notò che Aruni non si era presentato e così domandò di lui. Gli risposero: "Ieri hai mandato Aruni a controllare il bordo del campo di riso e da allora ancora non è ancora tornato."

Dhoumya si avviò immediatamente verso il campo alla ricerca di Aruni. Lo chiamò, ma Aruni non riusciva a rispondere per i forti brividi dal freddo. Ma in qualche modo e con grande sforzo, rispose e Dhoumya raggiunse e abbracciò il suo obbediente allievo e lo benedisse: "Figlio, Aruni! Che tu possa ottenere l’intero sapere dei Veda e degli Shastra senza il bisogno dello studio e con facilità. Il segreto delle scritture ti sarà rivelato e otterrai l’illuminazione e la prosperità”.

In seguito la grazia si realizzò ed Aruni divenne il famoso saggio Uddalaka, i cui insegnamenti oggi fanno parte delle Upanishad. Da questa storia si può comprendere l’importanza dell’obbedienza alle istruzioni del Guru, con autentico spirito di sevizio disinteressato al guru.

giovedì 22 dicembre 2011

Socrate e il test del Triplo Filtro

Nell'antica Grecia lo studioso e filosofo Socrate era noto per la sua grande sapienza.
Un giorno un conoscente incontrò il grande filosofo e disse: "Sai cosa ho appena sentito dire di un tuo amico?"
Socrate rispose: “Aspetta un momento, prima di riferirmi qualcosa, vorrei fare un piccolo test. Si chiama il test  del Triplo Filtro.”
“Il Triplo Filtro?” chiese l’uomo
"Esatto" continuò Socrate.
“Prima di dire qualcosa sul mio amico, sarebbe una buona idea soffermarsi un momento e filtrare quanto stai per dire. Ecco perché si chiama il test del Triplo Filtro. Il primo filtro è la Verità. Sei assolutamente certo che quanto mi stai per dire sia vero?” 
"No, veramente l’ho appena sentito e te lo volevo riferire" rispose l’uomo.  
"Va bene," disse Socrate. "Allora non sai se è proprio vero oppure no. Proviamo adesso con il secondo filtro, il filtro della Bontà. Quanto stai per dire sul mio amico è qualcosa di buono? “  
"No, al contrario, è qualcosa di cattivo. "
"Allora," continuò Socrate, "vuoi dire qualcosa di cattivo sul mio amico, ma non sei certo che sia vero. Comunque potresti ancora superare il test, perché c'è ancora un altro filtro: il filtro dell’Utilità. Quanto stai per dire sul mio amico potrebbe essere utile?” 
"No, veramente no." Rispose l’uomo. 
"Allora," concluse Socrate, "se quanto mi vuoi dire non è vero, non è buono e nemmeno utile, non riferirmelo affatto.“ 

lunedì 12 dicembre 2011

Effetto onda

Il Maestro stava camminando fra i campi quando gli si avvicinò un giovane dall’espressione molto preoccupata. 
“Con una giornata così bella dev'essere difficile stare così seri ” disse il Maestro. 
“Davvero? Non me ne ero accorto” rispose il giovane guardandosi attorno. I suoi occhi  passarono sul paesaggio, ma senza vederlo.
Il Maestro riprese a camminare, lo sguardo intenso.
“ Vieni con me se ne hai voglia” Il Maestro raggiunse la riva di uno stagno dalle acque immobili, intorno c’erano aceri dalle foglie giallo-oro prossime a cadere.  
“Siediti per favore” lo invitò il Maestro e il giovane i sedette sull’erba.  
"Ora cerca un sasso ” chiese il Maestro 
"Cosa?"
"Un sasso. Per favore trova un sasso e lancialo nello stagno."
Guardandosi intorno il giovane trovò un sasso e lo lanciò nell’acqua il più lontano possibile. 
"Dimmi ciò che vedi” chiese il Maestro. 
Sforzandosi di guardare con estrema attenzione la superficie dell’acqua per non perdere nemmeno un dettaglio il giovane rispose : “Vedo le onde.”
"Da dove cominciano le onde?"
"Dal sasso che ho lanciato, Maestro."
"Metti la mano nell’acqua e ferma le onde per favore “ chiese il Maestro. 
Il giovane non riusciva a comprende, mise la mano nell’acqua dove stava arrivando l’onda causando ancora più increspature. 
"Sei riuscito a fermare le onde con le mani?" chiese il Maestro. 
"No, certamente no."
"Sei riuscito a togliere le increspature?"
"No, Maestro. Ne ho solo fatte di più."
"E se avessi fermato la pietra prima che toccasse la superficie dell’acqua? La prossima volta che sei scontento della vita, afferra il sasso prima che tocchi la superficie dell’acqua. Non perdere tempo a disfare ciò che hai fatto. Cambia ciò che stai per fare prima di farlo." Il Maestro guardò con tenerezza il giovane. 
"Ma Maestro, come faccio a sapere cosa sto per fare prima di farlo?"
Maestro: “ Qualsiasi cosa tu faccia, fallo con consapevolezza. In tal modo apprenderai l’arte di fare solo ciò che produce le onde volute.” 

venerdì 2 dicembre 2011

La sposa perfetta

Un giorno due amici si incontrarono in un ristorante. Uno disse all'altro che aveva fissato la data del suo matrimonio ed invitò l'amico a parteciparvi. Chiese anche se l'amico aveva mai pensato a sposarsi.
"Si", rispose l'amico, "Desideravo ardentemente di sposarmi e mi organizzai per trovare la moglie perfetta. Incontrai una donna in Spagna. Era bella, intelligente e spirituale, ma non aveva alcuna conoscenza delle cose mondane, per cui non potevo pensare di sposarla.
In Korea incontrai un'altra donna. Era bella, intelligente ed aveva sia la conoscenza delle cose spirituali che di quelle mondane, ma non riuscivo a comunicare con lei. Per cui, di nuovo ricominciai a cercare. Alla fine incontrai in Afganistan la donna dei miei sogni. Era perfetta sotto tutti gli aspetti. Riuscivo anche a comunicare con lei". 
Interrompendolo, il compagno gli chiese: "La sposasti?" "No", rispose l'amico. "Perché?" chiese il compagno. "Perché anche lei cercava il marito perfetto".

"Figli, non possiamo aspettarci di trovare la felicità e la perfezione nel mondo. L'appagamento e la felicità dipendono soltanto dalla mente, non dagli oggetti o dalle circostanze esterne".

giovedì 1 dicembre 2011

Il tesoro

"Una leggenda racconta la storia di un pescatore chiamato Arun. 
Arun viveva sulle rive di un fiume. Una sera si stava avviando verso casa dopo una lunga giornata di lavoro con gli occhi semichiusi e sognava cosa avrebbe fatto se fosse stato ricco. Nel camminare il suo piede inciampò in un borsello di pelle che a lui sembrava essere pieno di tante piccole pietre. 
«Senza pensarci due volte raccolse il borsello e cominciò a lanciare i sassi nell’acqua. “ Quando sarò un uomo ricco, disse a se stesso, avrò una grande casa. E lanciò un altro sasso nel fiume. 
Poi ne lanciò ancora un altro pensando: io e mia moglie avremo domestici, cibo in abbondanza e tante belle cose. ‘ Andò avanti così finché non ci rimase che una sola pietra. Mentre la teneva in mano un raggio di sole la fece brillare. Comprese in quel momento che era una gemma preziosa. 
Aveva buttato via le ricchezze autentiche che aveva fra le mani sognando di ricchezze irreali del futuro. 
Charles Dickens una volta  ha detto:  "Rifletti sulle benedizioni del presente, di cui tutti ne abbiamo molte; non sulle tue passate disgrazie, di cui tutti ne hanno."
La Felicità e l’appagamento vengono dall’interno e non dalle circostanze . Vengono cambiando le cose che possiamo e dobbiamo cambiare. Dall’accettare e imparare a convivere con le cose che non possiamo cambiare, e la saggezza di riconoscere la differenza. Vengono dall’attitudine del cuore e della mente e dall’imparare a fidarsi di Dio. 
Domanda – Si dice che gli oggetti di cui gioiamo tramite i sensi non ci possono dare la felicità. Però a me sembra veramente di trarre la felicità dagli oggetti materiali; non è così?
Amma - La felicità non viene da qualcosa di esterno a te. Alcune persone adorano il cioccolato ma, per quanto sia deliziosa, dopo che avrai mangiato dieci porzioni in una volta, comincerai a provare avversione per il cioccolato. L'undicesimo pezzetto darà la stessa soddisfazione del primo. Ad alcuni il cioccolato non piace affatto. Il solo odore li nausea. Ma il cioccolato rimane sempre lo stesso, che alla gente piaccia oppure no. Se fosse davvero il cioccolato a renderci felici, non ci sentiremmo comunque felici a prescindere dalla quantità mangiata? E non sarebbero tutti a provarne piacere? Quindi la nostra contentezza non dipende dal cioccolato in sé, ma dalla nostra mente. Le persone credono di derivare la felicità dall'esterno e spendono tutta la vita a cercare di acquisire gli oggetti dei loro desideri. Ma alla fine, i sensi perdono la loro forza, diventiamo deboli e crolliamo. 
La felicità va cercata dentro, non fuori. Solo se facciamo affidamento sulla felicità interiore possiamo provare sempre beatitudine e appagamento. Sia gli oggetti materiali che i sensi che li percepiscono hanno dei limiti. Non è che l'aspetto materiale della vita debba essere evitato, ma dovremmo capire l'uso corretto di ogni oggetto e dargli, nella nostra vita, solo l'importanza che merita. Il problema sono i pensieri inutili e le aspettative.
Riconoscete il vostro dharma e sforzatevi di vivere di conseguenza. Compite le azioni senza alcuna aspettativa. Non aspettatevi amore, ricchezza, fama o altro. Lo scopo delle nostre azioni dovrebbe essere la purificazione del nostro sé interiore. Siate attaccati solamente a ciò che è spirituale, perché solo in quel caso conoscerete la vera felicità. Se compite delle azioni aspettandovi qualcosa dagli altri, la sofferenza sarà la vostra unica compagna. Ma se vivete in armonia con i principi spirituali, sarete in paradiso qui sulla terra e anche dopo la morte. Sarete di beneficio sia a voi stessi che al mondo. 

lunedì 28 novembre 2011

Il re e il falco


Genghis Khan, era sovrano di un vasto impero, ma non riusciva a controllare il proprio temperamento.

Una mattina d’estate, il grande condottiero partì per una battuta di caccia con la sua corte. Gengis Khan era un abile cacciatore, ed era abilmente assistito dal suo falco preferito. Alla semplice parola del suo maestro il falco si alzava alto nel cielo per scrutare il terreno sottostante alla ricerca di prede. Alla vista di un cervo o di un coniglio, si fiondava giù a velocità sorprendente. 

Quel giorno, la fortuna sembrava essere dalla parte di Gengis Khan. La caccia fu eccellente e tutti si erano divertiti. Prima del tramonto, il gruppo si riunì per avviarsi insieme sulla via del ritorno. Scelsero la strada più corta per tornare al palazzo. Solo Gengis Khan decise di fare un’altra strada. Persino il suo falco se ne volò via, ma Gengis Khan sapeva avrebbe saputo ritrovare la via del ritorno.

Assetato e stanco cavalcò lungo un sentiero che portava a una sorgente, ma raggiunto il punto dove doveva essere la sorgente scoprì che era in secca. Continuò a cavalcare e vide delle gocce d’acqua grondare da una roccia. Smontò dal suo destriero, tirò fuori dalla bisaccia un piccolo calice d’argento e cominciò a riempirlo sotto le gocce.  

Malgrado Gengis Khan avesse davvero sete e fosse molto impaziente, riuscì a tenere il calice fino a quando fu completamente pieno. Proprio mentre stava portandolo alle labbra, sentì il sibilo del suo falco che con uno slancio colpì il calice rovesciando tutta l’acqua a terra.

Gengis Khan s’infuriò, ma quello era il suo animale preferito, forse anche lui aveva una gran sete oppure stava giocando. Così raccolse il calice, lo ripulì dal terriccio e lo riempì di nuovo. Intanto il falco volteggiava nell’aria. Quando fu mezzo pieno, il falco scagliò un altro attacco, facendo rovesciare il liquido.
Gengis Khan adorava quell’animale, ma sapeva di non poter permettere che gli mancasse di rispetto, in nessuna circostanza.

Allora sguainò la spada che portava alla cintura, afferrò il calice e ricominciò a riempirlo, con un occhio all’acqua e l’altro al falco. Quando l’acqua raggiunse quasi l’orlo del bicchiere, il falco si levò in volo e puntò su di lui. Con un colpo secco, Gengis Khan gli trafisse il petto. Sgorgò un fiotto di sangue e l’animale cadde ai suoi piedi senza vita. 

Ora il filo d’acqua si era prosciugato. Deciso a placare la sua sete, il grande condottiero si arrampicò sulla roccia in cerca della fonte. Con grande sorpresa, scoprì che nella pozza d’acqua c’era un serpente morto, uno dei più velenosi. Comprese allora perché il suo adorato falco aveva voluto impedirgli di bere. “Voleva salvarmi la vita e l’ho ripagato con la morte. Ho imparato una triste lezione oggi.... ”



domenica 6 novembre 2011

Ciò che fa la differenza


Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: «Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno». Dio condusse il sant'uomo verso due porte.

Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.

C'era una grandissima tavola rotonda imbandita di ogni squisitezza dal profumo delizioso. Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.

Le persone sedute attorno al tavolo però erano magre e emaciate. Tutti avevano l'aria affamata perchè legati alle braccia avevano dei cucchiai con dei manici lunghissimi. Tutti potevano raggiungere i piatti di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno". Quindi si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda e tante deliziose pietanze. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici legati alle braccia, ma questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant'uomo disse a Dio : «Non capisco!» 

"E' semplice, - rispose Dio, - Questi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé stessi....ma permette di nutrire il proprio vicino. Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri ! Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a se stessi...

Inferno e Paradiso sono uguali... la differenza la facciamo noi!

Amma dice che quando le persone lavorano in armonia con uni con gli altri e in armonia con la natura, otterranno il meglio dalla vita. Un aspirante spirituale comprenderà che il mondo intero è pervaso dallo stesso Ishwara che risiede da sempre nel proprio cuore. 

Questo è ciò che si intende per visione dell’uno o equanimità della mente, oppure samatvam o yoga.

lunedì 8 agosto 2011

L'uomo d'affari

"C'era una volta un uomo d'affari molto indaffarato che attraversava un periodo di grandi tensioni e preoccupazioni. Nessuno dei metodi che aveva usato per cercare di calmare la mente sembrava funzionare. Un giorno vide un santo seduto sotto un albero e decise di avvicinarsi per ricevere qualche consiglio.

"Inchinandosi umilmente davanti al Maestro disse: 'O Reverendo, la mia mente è piena di tensioni, non c’è pace. Cosa posso fare per trovare la felicità'?
Rispose il saggio: 'Cerca di fare della pratica spirituale ogni giorno, mattina e sera'.

"'Ma dove lo trovo il tempo per tali cose?' esclamò l'uomo d'affari. Dicendo così, tirò fuori un mazzo di chiavi dalla tasca e le fece tintinnare davanti al maestro. 'Guarda soltanto quante chiavi ho!' disse. 'Ogni chiave rappresenta una moltitudine di responsabilità! Per cui, per favore, suggeriscimi un modo più facile'.
"Il Maestro disse: 'Va bene, ti inizierò al mantra. Cerca di ripeterlo alcune volte al giorno, questo è tutto'.
"'Ma non ho abbastanza tempo per farlo! Non c'è un modo più semplice?'
"'Quanto dista il tuo letto dal bagno?' chiese il Maestro.
"Sconcertato dalla strana domanda, l'uomo rispose: 'Circa quindici metri'.
"'Sono sicuro che non hai altro lavoro da fare mentre cammini tra il letto e il bagno, per cui puoi ripetere il mantra almeno in quei pochi secondi al mattino.’ Detto ciò, il Maestro diede il mantra all'uomo.

"Il mattino seguente, quando l'uomo si svegliò, si ricordò di recitare il mantra nell’andare al bagno. Poi, mentre si lavava i denti, pensò: 'Posso recitare il mantra un pochino anche ora'. Fece lo stesso mentre faceva il bagno, mentre si vestiva, e mentre guidava per  andare al lavoro. Capì che di fatto era libero di recitare il mantra molte volte al giorno almeno per un po'.
E man mano che i giorni passavano, si organizzò per trovare sempre più tempo per recitare il mantra, finché divenne un'abitudine ripeterlo ovunque fosse, indipendentemente da cosa stesse facendo. Ciò ebbe un grande effetto su di lui. Recitando il mantra divenne un uomo nuovo. Trovò la pace interiore di cui aveva bisogno, e anche i suoi affari migliorarono.

"Il mantra lo si può recitare ovunque e in qualsiasi momento. Lo si dovrebbe recitare sempre - anche in bagno. Nel ripetere costantemente il mantra, visualizzando la divinità che il mantra rappresenta, voi stessi assumerete gradualmente le virtù di quella divinità".

"Quando un Maestro dà un mantra, semina un seme di spiritualità dentro al discepolo.
Trasmette una parte di se stesso nel cuore del discepolo. Ma il discepolo deve lavorarci sopra. Deve nutrire quel seme con la meditazione, la preghiera e la recita del mantra, con regolarità, senza interruzioni. Il discepolo deve impegnarsi totalmente.

"Il modo naturale per fare lo yogurt è di aggiungere un cucchiaio di yogurt al latte caldo. Una volta aggiunta la coltura, lo si lascia riposare per un certo tempo, e poi, tutto il latte si trasformerà in yogurt. Allo stesso modo, il Maestro ha trasmesso parte di Sé a voi. Ora dovete 'lasciar riposare il latte' - dovete ottenere lo stato di silenzio interiore tramite la continua ripetizione del vostro mantra e con altre pratiche spirituali. Tutto il vostro essere sarà così trasformato e voi realizzerete la vostra natura divina".

"Figli Miei, il mantra può essere paragonato a una scala che salite per raggiungere la sommità della realizzazione di Dio".

Le tre statue


Tanto tempo fa viveva in India un re. Un giorno ricevette la visita del messaggero di un altro re che giunto alla corte si inchinò dicendo: “ Vostra Maestà, vi porto i saluti del mio re insieme a questo dono.”  

Il re prese la cassetta e l’aprì. Al suo interno c’erano tre statue bellissime che sembravano identiche. Il messaggero disse:  "Vostra Maestà, il mio re mi ha incaricato di dirvi che, anche se le statue sembrano uguali, esse sono in realtà diverse. Il mio re desidera che voi ne scegliate una e che restituiate le altre."

Tutti i presenti si incuriosirono e anche il Primo Ministro si grattò il capo in perplessità. Il re le studiò con grande attenzione restando incapace di comprendere in che cosa le statue fossero diverse.  "Ci deve essere un significato nascosto che io non sono in grado di cogliere a prima vista. Ho bisogno di più tempo. Lasci qui le statue e torni domani.” disse al messaggero. 

Il re aveva un figlio che era molto intelligente e così andò dal principe col dono.  "Ci sono tre belle statue in questa casetta, figlio mio. Il mio amico le ha mandate in dono, ma devo sceglierne una e restituire le altre. Vedi se trovi qualche differenza fra di loro. "
Il giovane principe restò sveglio tutta la notte per fare i test di comparazione fra le statue. Alla fine quando stava ormai albeggiando, gli venne un’idea. Mise ognuna delle statue in un recipiente d’acqua. Il suo volto s’illuminò raggiante nel vedere le bollicine salire.  Si vestì di corsa e in fretta raggiunse la corte del padre. 

Quando lo videro furono tutti impazienti di ascoltarlo. Il principe disse: “ Per alcune persone le cose entrano da un orecchio ed escono direttamente dall’altro. Questo tipo di amico non ascolta davvero i problemi di un altro amico. " Il principe raccolse una delle statue e passò un lungo e sottile ago attraverso un orecchio che uscì dall’altro.  "Mio Signore, il tuo amico desidera dirti che non dovresti trattenerti in compagnia di queste persone."

Il principe raccolse poi la seconda statua e passò l’ago attraverso l’orecchio. Questa volta l'ago uscì fuori dalla bocca.  "Mio Signore, questa statua è come le persone che ascoltano una cosa e subito la raccontano agli altri. E’ molto difficile fidarsi di queste persone e non sono dei buoni amici."

Quando il principe prese la terza statua, tutti si avvicinarono ancor di più. Infilò l’ago dentro l’orecchio, e questa volta non risbucò da nessuna  parte.  "Mio Signore, questa statua è come quelle persone che ascoltano una cosa e sanno tenerla per se stessi. Il messaggio è che le persone di questo tipo sono gli amici migliori."

Il re prese la statua e porgendola nuovamente al principe, disse: “ Figlio mio, hai risolto questo rompicapo grazie al duro lavoro. Ti prego di accettarla come mio dono e conservala affinché ti possa ricordare sempre di essere un buon amico. “ 

mercoledì 20 luglio 2011

I semi del pensiero

Un giorno un giovane aspirante spirituale andò a trovare un Guru per chiarire un dubbio. Aveva letto che senza controllare i pensieri non è possibile realizzare il Sé. Così chiese al Guru: “ E’ vero che un aspirante spirituale deve controllare i pensieri?”

ll Guru senza guardarlo si girò da un lato e prese un seme.  “Piantalo,” gli disse semplicemente. L’aspirante restò senza parole, ma dopo un attimo di riflessione decise di fare ciò che aveva chiesto il Guru.
Piantò il seme nell’orto e attese pazientemente. Dopo alcuni molti mesi comprese di non essere diventato più saggio sulla questione del controllo dei pensieri e così tornò dal Guru.

"Mi scusi reverendo! Un aspirante spirituale deve controllare i pensieri?” Il Guru lo guardò con attenzione, si girò e tirò fuori un altro seme!  Sospirando l’aspirante si alzò, andò in un altro campo e piantò il seme pensando: “Devo meditare. Ci deve essere un significato più profondo nella risposta del Guru che non colgo.”

Passò un mese e l’aspirante tornò dal Guru supplicando: “Ti prego Maestro, dimmi solo se è importante per un aspirante spirituale controllare il numero dei pensieri”. Il Guru sorrise e gli porse un nuovo seme. Il giovane bruciando d’indignazione pensò: “ Questa sarà l’ultima volta che lo faccio! Ma il dubbio a cui non aveva ancora ricevuto risposta continuava a tormentarlo.

Passarono i mesi e l’aspirante pensava: “Il Guru conosce la risposta, ma allora perché non me la dice?” Bussò nuovamente alla porta del Guru che vedendolo disse: “ Oh! Sei tornato." L’aspirante sorrise e con grande umiltà chiese: “ Ho ancora la stessa domanda, ma ti prego, non darmi più semi. Ti prego, illuminami con la saggezza delle tue parole."

"Vieni con me. Andiamo a fare una passeggiata. Dove hai piantato l’ultimo seme che ti ho dato?” L’aspirante condusse il Guru sul posto e attese esitante. C’era una tenera pianticella. “Tirala fuori!” chiese il Guru. Il giovane la sradicò senza difficoltà.

"Portami ora dove hai piantato il secondo seme che ti ho dato." Giunti sul posto videro una pianta alta poco più di un metro. Ancora una volta il Guru chiese che fosse sradicata. Il giovane faticò a tirarla fuori, ma con alcuni strattoni la pianta fu infine sradicata.

Poi portò il Guru dove aveva piantato il primo seme, che era diventato un albero con i rami.
"Riesci a sradicarlo?" chiese il Guru.
"Non penso proprio," disse l’aspirante.
"Perché no?", chiese il Guru.
"Perché è saldamente radicato nel terreno."
"Sì, hai ragione. I pensieri sono come i semi. Quando sono stati piantati da poco nella mente, con la sola volontà è possibile rimuoverli. Se passa un po’ di tempo, diventa più difficile toglierli dalla mente. Ci vuole forza per sradicarli.
Però quando un pensiero ha messo radici profonde è impossibile sradicarlo.” Il e Guru fece una pausa.


Poi continuò:"E’ la stessa cosa con i pensieri. Se non si controllano appena arrivano, poi è difficile sbarazzarsene. Dal pensiero nasce l’azione. Dal ripetersi delle azioni nascono le abitudini e le abitudini formano il carattere. Il carattere determina il nostro destino. Non lasciare che la tua mente sia terreno fertile per i pensieri e sforzati di controllare quanti ne possono entrare. " Om.

lunedì 18 luglio 2011

PumPum

Un uomo stava facendo visita a un manicomio dove lavorava come dottore un suo caro amico. Il dottore lo portò in giro e gli mostrò i pazienti.

In una cella un uomo era seduto su una sedia, dondolandosi avanti e dietro mentre ripeteva contento il nome: "Pumpum, Pumpum, Pumpum...," in continuazione. 

Il visitatore disse al dottore: "Povero amico. Qual è il problema? Chi è Pumpum?"

Il dottore rispose: "Pumpum era la sua donna. Lo ha piantato e se n'è andata con un altro uomo, questa è la ragione per cui è divenuto pazzo".

Il visitatore sospirò e continuò a far visita agli altri pazienti. Quando giunsero a una cella, il visitatore fu sorpreso nel vedere un altro uomo seduto nella cella che batteva la testa contro il muro pronunciando lo stesso nome: "Pumpum, Pumpum, Pumpum..." 

Il visitatore chiese al dottore: "Cos'è questo? Pumpum ha a che vedere anche con quest'uomo?" 

Il dottore rispose: "Si, questo è l'uomo che Pumpum alla fine ha sposato". 

"Anche se i vostri desideri si realizzeranno, questo di per sé creerà una catena di problemi, a causa del vostro attaccamento a ciò che avete raggiunto. E avendo ottenuto l'oggetto del desiderio, la prossima mossa sarà di proteggerlo, e così il vostro senso di possessione continuerà a crescere. La mente diviene molto turbolenta, che riusciate a ottenere ciò che volete oppure no. Nella vostra lotta per salvaguardare ciò che avete raggiunto, perderete la pace della mente. Il vero problema, allora, è l'attaccamento, che è causato da una mente problematica. L'attaccamento è una malattia. Se una persona è troppo attaccata potrebbe anche uscire di senno.

Non potete rimanere attaccati a qualcosa nel mondo e allo stesso tempo vivere in pace, in quanto un eccessivo attaccamento a qualcosa crea troppa tensione nella mente, e ciò accelera il processo del pensiero e intensifica il caos della mente. La pressione che viene creata è tale che la mente diviene incontrollabile. Non sapete in quale direzione andare, e perdete ogni forma di chiarezza. La mente diviene come una foresta dopo un ciclone. Finora riuscivate, in qualche modo, a guardare le cose a distanza man mano che avvenivano nella vostra vita. Ma ora la pressione dell'attaccamento ha raggiunto l'apice, il fardello è divenuto troppo pesante, e non sapete cosa fare o come affrontare la situazione". 

L'albero dei desideri

C’era una volta un uomo che aveva fatto tanta strada sotto il sole cocente, ed era molto stanco. Strada facendo non aveva trovato nemmeno un albero sotto cui riposare all’ombra, ma alla fine, da lontano, finalmente ne vide uno, un albero enorme, con tante belle foglie e che faceva tanta bella ombra...

Con un senso di sollievo lo raggiunse e vi si sedé sotto per riposare un poco. Quando si sentì un po’ più fresco, nella sua mente balenò un pensiero. “Sarebbe proprio bello se adesso qualcuno mi portasse un delizioso pranzetto!” Meraviglia delle meraviglie! Immediatamente apparsero di fronte a lui piatti di indicibili leccornie. Sorpreso, ma deliziato, l’uomo si pappò tutto con cuore felice. Il succulento pasto lo indusse a desiderare una goduriosa pennichella. Subito apparve un letto con un comodo materasso e soffici cuscini. Gratificato dalla vista ci si tuffò sopra. Nonostante ciò, però,  il lungo e faticoso viaggio che aveva affrontato a piedi per giorni e giorni si fece sentire e le gambe erano molto doloranti. Così pensò: “Sarebbe bello se un’apsara donzella celestiale, venisse a massaggiarmi un po’ le gambe!” nemmeno il tempo di pensarlo e la terza meraviglia si era già concretizzata! Una donzella celestiale dalla bellezza paradisiaca era apparsa e sorridendo iniziò a lavorare sulle sue gambe.

Mentre l’uomo stava godendo di ogni confort, per nessun motivo sorse nella sua mente vagabonda un ulteriore pensiero: “E se proprio adesso apparisse inaspettatamente una tigre affamata e mi assalisse per mangiarmi?” Nemmeno il tempo di finire di pensarlo che la donzella celestiale dalla bellezza paradisiaca scomparve e apparve una tigre affamata che si avventò su di lui e se lo mangiò.

L’uomo nel suo viaggio si era fermato a riposare sotto il kalpavriksha l’albero dei desideri citato nelle Sacre Scritture. In un certo senso, anche noi viviamo sotto il kalpavriksha, che nient’altro è se non la nostra mente. La mente ha il potere di appagare i nostri sankalpa (desideri, aspettative o immaginazioni)  in un modo o nell’altro, anche se non immediatamente, comunque nel tempo.

La forza, il potere, della mente umana sono stati chiaramente descritti e confermati dagli antichi rishi (veggenti) 

Anche le generazioni successive di mahatma e Guru hanno confermato l’importanza del potere della mente umana. Essi hanno anche sottolineato l’importanza della purificazione del pensiero.
I pensieri hanno una certa forza nella forma sottile. Quando si manifestano come karma, cioè attraverso l’azione, ne riconosciamo la forza. Karma, l’azione ci porta all’abitudine e le abitudini formano il nostro carattere. E il carattere determinerà il risultato finale. Il successo o il fallimento. In pratica, i pensieri sono il seme del nostro destino.

I pensieri ci dimostrano la loro forza in maniera molto diretta anche senza questi passaggi intermedi. Per comprenderlo basta osservare il proprio corpo. Se i pensieri sono negativi o sfavorevoli, o se la mente è piena di questo tipo di pensieri, diventa una mente disturbata e i risultati si riscontrano immediatamente nel corpo.

L’accellerazione dei battiti cardiaci, il respiro affannoso, mancanza d’appetito, pallore, un volto dall’espressione stravolta, labbra secche, brividi in tutto il corpo e lacrimazione degli occhi, e altri sintomi. I pensieri negativi interferiscono sulla circolazione sanguigna, compromettono la digestione e altre funzioni. Tutto ciò di conseguenza porta anche a uno stato di preoccupazione, di ansietà, dispiacere, paura e rabbia. Il grande maestro ayurvedico il Saggio Charaka afferma che lo stato di agitazione interferisce sulla digestione anche quando si segue una dieta idonea e strettamente regolata. 

D’altra parte i buoni pensieri portano beneficio al corpo in molti modi. Il battito cardiaco e la respirazione si fanno regolari, il volto si illumina, gli occhi brillano e il corpo si fa più forte. Perciò una mente che è sempre focalizzata su pensieri positivi può anche portare a una salute migliore.
Essenzialmente è questo che afferma il Saggio Vasishta nella sua opera Yogavasishta:

Quando la mente è pura con buoni pensieri,
tutto il corpo gode di buona salute, o Raghava!

Con i buoni o cattivi pensieri si può  creare la buona o la cattiva salute, ed è questo in breve l’essenza di questa citazione.
Grazie ai pensieri umani, buoni o cattivi, si determina anche la felicità o la miseria del mondo intero. Lo stato evoluto dell’intero mondo odierno è la conseguenza inconfutabile dei buoni pensieri del genere umano nell’insieme. Dal modo di ottenere il fuoco dell’uomo dell’età della pietra all’energia atomica di oggi, dal traino con i buoi ai viaggi spaziali, alla crescita scientifica, tutto ciò viene da pensieri umani sviluppati e raffinati. Le scienze della materia come pure le scienze sociali ed economiche non sono altro che espansioni della forza pensiero dell’uomo. 
Perciò, proprio come il mondo materiale trae beneficio dai meravigliosi risultati dei produttivi pensieri umani, l’universo sottile (non-materiale) otterrà dei risultati positivi dall’umano pensiero positivo .
I pensieri che nascono nelle mente umana, si diffondono ovunque come onde elettromagnetiche e restano sia dentro che attorno ai nostri corpi sottili, producendo anche negli altri risultati simili. 
Se si coltivano pensieri di odio, di vendetta, di rabbia e di dolore, questi produrranno effetti negativi prima di tutto su noi stessi e poi anche sugli altri. Al contrario se nella propria mente trovano dimora pensieri di amore, di cooperazione, di aiuto reciproco e carità, ne trarremo beneficio noi stessi e anche molti altri. 

Riconoscendo la forza speciale dei pensieri, gli antichi rishi hanno composto e tramandato alcune preghiere per il bene del mondo, come per esempio lokah samastah sukhino bhavantu Possano tutti gli esseri di tutti i mondi essere felici .
 
Amma ci dice, “Miei cari figli, come i fiori del Kalpavriksha, inondate il mondo con i vostri pensieri puri e di buon auspicio, con i vostri volti sorridenti e parole di nettare.

La moglie e la scimmia

Un giorno una donna sposata decise di prendere un cucciolo da tenere in casa. Ma il marito era contrario. Così quando il marito si dovette assentare per alcune commissioni, mentre lui era via, andò in un negozio dove vendevano dei cuccioli e acquistò una scimmietta. Non c'è bisogno di dirlo, quando il marito tornò a casa e trovò  la scimmia si arrabbiò moltissimo. 
"Che cosa mangerà quella?" chiese
"Cosa, se non lo stesso cibo che mangiamo noi?" rispose la donna. 
"E dove dormirà?" 
"Dove, se non nello stesso letto in cui dormiamo noi?" arrivò la risposta. 
"Ma non ci pensi al fetore?" 
"No, non ti preoccupare, se sono riuscita a sopportarlo io in tutti questi anni, sono sicura che anche questa povera bestiola ci riuscirà!" 

Di solito l'amore che esiste in una coppia di sposi è soltanto superficiale. Se uno dice: "Si", l'altro farà in modo da dire: "No".
Figli Miei, sia il marito che la moglie dovrebbero imparare a rispettare i sentimenti dell'altro. Imparate ad ascoltare i problemi reciproci con amore e interesse. Quando ascoltate il vostro compagno, questi sarà in grado di sentire se siete davvero interessati e se sinceramente volete essere d'aiuto. Il vostro compagno dovrebbe sentire che vi prendete cura di lui, che avete rispetto e stima. Ci dovrebbe essere accettazione completa dell'altro, senza riserve. 

giovedì 14 aprile 2011

Dipinto d'autore

Un giovane pittore aveva appena completato un corso di apprendistato presso un grande maestro.
Un giorno gli balenò l’idea di mettere in mostra un suo dipinto in una piazzetta di grande passaggio della sua cittadina. Voleva l’opinione delle persone sul calibro e sulla sua abilità di pittura …

Mise così la sua opera vicino alle strisce pedonali della frequentata piazzetta, con sotto un cartello che diceva: “Gentili Signori e Signore, ho dipinto quest’opera. Dal momento che sono nuovo del mestiere, potrei aver commesso degli errori. Si prega di mettere una croce ovunque si noti un errore”.
Quando la sera tornò a riprendere il dipinto, restò completamente sbalordito nel vedere che la tela era piena di X (croci) e che qualcuno aveva persino scritto dei commenti sul quadro.

Avvilito e sfiduciato, si precipitò in lacrime dal maestro. Fra i singhiozzi gli rìferì dell'accaduto e mostrò lo stato pietoso dell'opera, coperta di segni ovunque. I colori del dipinto non si vedevano nemmeno più,  le uniche cose visibili erano le croci e i commenti.

Il giovane artista disse con affanno al maestro:"Sono una persona inutile e se questo è ciò che ho imparato, non vale la pena che io diventi un pittore. Le persone mi hanno rifiutato… mi sento morire”

Il maestro sorrise e disse: “Figliolo, dimostrerò che sei un grande artista e che hai appreso  impeccabilmente l’arte della pittura”.

Il giovane apprendista era inconsolabile e in tono avvilito disse. “Ho perso fiducia in me stesso e temo di non valere abbastanza..non voglio false speranze.”

Il maestro lo interruppe dicendo: “Fa’ come dico, senza fare domande. FUNZIONERA’. Fai un altro dipinto, identico al primo e portamelo. Lo farai per il tuo maestro? “

Il giovane artista con riluttanza accettò e la mattina del terzo giorno si presentò al maestro con la replica del primo dipinto. Il maestro lo prese, lo osservò compiaciuto e disse."Vieni con me." Disse il maestro.

Di prima mattina arrivarono alla stessa piazzetta e posizionarono la replica del dipinto esattamente allo stesso posto. Il maestro mise sotto un cartello che diceva: “Gentili signori, ho dipinto quest’opera. Poiché sono nuovo del mestiere, potrei aver commesso degli errori. Lascio nella scatola qui sotto pennelli e colori, con una preghiera. Se notate degli errori, abbiate la cortesia di prendere il pennello e correggerli." 

La sera tornarono e il giovane artista fu stupito nel vedere che non era stata fatta nemmeno una correzione. Il maestro però non era ancora soddisfatto e disse al discepolo: “Forse un giorno di tempo non basta. Le persone hanno molti impegni e ci vuole tempo per venire qui con delle idee e fare le correzioni. Aspettiamo ancora un giorno: domani è domenica e potremmo trovare delle correzioni."

Il giorno seguente il dipinto era ancora intatto... Si dice sia stato lì un mese intero, ma che nessuna correzione sia mai stata fatta!

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"Dio ha dato a ciascuno di noi un volto. Che esso esprima l'amore oppure la rabbia è una decisione che spetta solamente a noi. Se manteniamo sempre un sorriso sul nostro volto, anche gli altri sorrideranno. Se abbiamo amore e pace dentro di noi, anche negli altri nasceranno questi sentimenti. Allora tutto l'ambiente si riempirà di felicità." - Amma

mercoledì 29 dicembre 2010

Amma - per noi

Matita: “Mi dispiace…. “

Gomma: “ Per cosa? Non hai fatto niente di male. “

Matita: “Mi dispiace perché ti fai male a causa mia. Ogni volta che faccio un errore, sei sempre pronta a cancellarlo. Ma quando fai sparire i miei errori, perdi una parte di te stessa. Ogni volta ti consumi sempre di più”.

Gomma: “ E’ vero. Ma non mi dispiace affatto. Vedi, sono stata fatta per questo. Sono stata creata per aiutarvi ogni volta che fate qualcosa di sbagliato.

Anche se so che verrò cosumata, sono davvero felice del mio lavoro. Allora, ti prego, smettila di preoccuparti. Non sopporto di vederti triste : ) "

Amma è come la gomma di questa storia. E’ sempre lì per noi. Con il suo Darshan.


“Finché avrà la forza sufficiente per abbracciare tutti quelli che vengono da lei e per posare la mano sulla spalla di una persona che piange, Amma continuerà a dare il suo darshan. Accarezzare con amore le persone, consolarle e asciugare le loro lacrime fino alla fine di questa forma mortale, ecco il desiderio di Amma” - Amma

lunedì 18 gennaio 2010

Ramayana, Rama, e i soccorsi

Anche se pensiamo che quanto facciamo sia troppo poco o troppo modesto è sempre importante e a suo modo indispensabile.
Mi viene in mente un racconto che sta scritto all’entrata dell’Amrita School of Biotechnology ad Amritapuri. E’ un racconto molto conosciuto che si rifà al Ramayana, uno dei due grandi racconti epici dell’India in cui si narra la vita di Rama, settimo avatar di Vishnu, sovrano ideale e valoroso guerriero.

La vita del Signore Rama aderisce perfettamente al dharma (modello di condotta ed etica) malgrado le dure prove della vita. Ci si riferisce a lui come Maryada Purushottama, letteralmente Uomo Perfetto o Signore della Virtù. Rama è il consorte di Sita, considerata un avatar di Lakshmi e impersonificazione perfetta delle virtù femminili.
Figlio primogenito di Kausalya e Dasharatha, sovrano del regno di Ayodhya, per salvaguardare l’onore di suo padre, Rama rinuncia al diritto ereditario al trono di Koshala e trascorre quattordici anni in esilio nella foresta insieme a sua moglie Sita e a suo fratello Lakshmana. Lì Sita viene rapita dal crudele re dei demoni, Ravana, che la conduce nell’isola di Lanka. Il coraggio di Rama nel combattere una guerra terribile per salvare la moglie e il loro onore è completato dall’assoluta devozione di Sita per l’amore di suo marito, e la castità perfetta pur essendo prigioniera di Ravana.

Ma ecco come va la storia…..
Tanto tempo fa nell’antica India un orribile mostro dalle dieci teste chiamato Ravana si invaghì di Sita, l’amata consorte del Re Rama, e la rapì. Tutti amavano Rama e Sita perché i loro cuori erano puri. Il Re Rama dichiarò guerra a Ravana e diede il via alla battaglia. Il grande re delle scimmie, Hanuman, guidava l’esercito.
Viaggiarono fino ad arrivare al vasto mare che avrebbero dovuto attraversare per raggiungere il regno di Ravana. Il Re Rama tentò di calmare l’oceano lanciando le sue frecce magiche nelle onde infuriate. Ma il re del mare disse: “I mari non possono essere attraversati con la forza, ma solo con la costruzione di un resistente ponte.” Così, Re Rama ordinò alle sue scimmie di costruire un ponte di pietra che potesse reggere il peso dell’intero esercito
Scimmia dopo scimmia, tutte quante iniziarono a lavorare trasportando fino al mare enormi pietre e massi. Migliaia di scimmie lavorarono incessantemente sotto lo sguardo compiaciuto di Rama. Poi il re notò un piccolo scoiattolo marrone che correva su e giù dalle colline alla riva trasportando dei ciottoli con la bocca e si domandò: “Cosa sta facendo quella piccola creatura?” Anche le scimmie notarono lo scoiattolo e si arrabbiarono. “Fuori dai piedi, sei troppo piccolo, non servi a niente.” Gli gridarono.
Lo scoiattolo guardando le scimmie dal basso verso l’alto disse: “Sto aiutando a costruire il ponte per salvare la regina Sita!” Tutte le scimmie scoppiarono in una fragorosa risata e lo derisero dicendo: “In tutta la nostra vita non avevamo mai sentito nulla di più assurdo!”
Lo scoiattolo rispose: “Non posso portare pietre o massi, posso solo sollevare piccoli ciottoli, ma è quello che posso fare per aiutare. Il mio cuore è straziato per Sita e voglio essere d’aiuto”.
Le scimmie allontanarono lo scoiattolo, ma questi continuò a trasportare i piccoli ciottoli e ad accumularli nelle vicinanze. Una delle scimmie si arrabbiò a tal punto da prendere lo scoiattolo e lanciarlo in aria lontano. Lo scoiattolo spaventato gridò: “Rama!” Il re afferrò lo scoiattolo al volo e lo tenne al sicuro nel palmo della sua mano.
Fu solo in quel momento che le scimmie capirono di aver bisogno di ciottoli più piccoli da sistemare fra i massi grossi per evitare che il ponte crollasse.
Re Rama disse loro: “ Scimmie, non bisogna mai disdegnare i deboli o le azioni di coloro che non sono forti quanto voi. Ciascuno è utile e necessario secondo la propria forza e capacità e sono tutti necessari per costruire questo ponte. “Accarezzando lo scoiattolo con tre dita, il re Rama disegnò tre righe lungo la schiena dello scoiattolo. "Ciò che veramente conta non è la forza che si ha, ma quanto è grande l’amore e la devozione. L’amore e la devozione possono muovere i cieli e la terra”. Così da quel giorno gli scoiattoli hanno tre righe sul manto della loro schiena, il segno del grande re Rama.

Ieri durante il nostro incontro di satsang siamo venuti a conoscenza del piano di soccorso lanciato poche ore prima da Amma a seguito dell’aggravarsi della situazione ad Haiti. Seppur senza preavviso tutti abbiamo donato senza indugio il nostro supporto al progetto di soccorso e ci uniamo alla preghiera di Amma per la pace delle anime dei defunti, per coloro che sono rimasti feriti e hanno subito perdite devastanti, per la forza e la pace mentale di tutti coloro che hanno perso i loro cari.

Qualcuno ha detto: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.