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"La preghiera di Amma è che l'amore porti sollievo nella vita di tutti e ci offre l'opportunità di condividere questo sogno ognuno secondo il proprio stile, secondo i propri mezzi e secondo le proprie aspirazioni. Embracing the World è un sogno che diventa realtà e con le nostre attività sosteniamo questo meraviglioso progetto. " - Amma

Insieme per la Natura

"Amma chiede a ogni abitante del pianeta di offrire il proprio contributo per riportare l'armonia nella NATURA" - Amma

In Armonia

Molte voci si fondono per creare un unico suono. Molti cuori focalizzati su un unico obiettivo: il nostro Sogno “EMBRACING THE WORLD"

Il Cammino della Pace

"Possa l'albero della nostra vita essere fermamente radicato nel terreno dell'amore. Fate che le buone azioni siano le foglie quell'albero. Possano le parole di gentilezza esserne i fiori. E la pace il suo frutto." – Amma

Il Nostro Sogno

"Che tutti, nel mondo, possano dormire senza paura almeno per una notte. Che almeno per un giorno ciascuno possa mangiare a sazietà. Che almeno per un giorno gli ospedali non debbano curare vittime della violenza. Che almeno per un giorno ciascuno possa aiutare il povero e il bisognoso con il servizio disinteressato. Che questo piccolo sogno si realizzi, questa è la preghiera di Amma." - Amma

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domenica 16 marzo 2014

Il servizio disinteressato rimuove le brutture dalla mente

Selfless Service Removes Ugliness From The Mind By: Sri Mata Amritanandamayi
on Mar 05 2014

 C’era una volta un uomo che affittò un sontuoso palazzo in un ricco quartiere. Gradualmente cominciò a credere di essere un re e cominciò a comportarsi con arroganza. Un giorno quando un sadhu, (un uomo santo) bussò alla sua porta per chiedere l’elemosina, l’uomo lo trattò con disprezzo. Il sadhu disse: "Hai solo affittato questa casa eppure ti comporti come se fossi un re. Ti consiglio di fare un po’ d’ introspezione e di tornare alla realtà. La verità è che non possiedi nulla, eppure ti comporti come se fossi il padrone di tutto. Che peccato!"

In realtà, oggigiorno la maggior parte di noi si comporta così. Nulla ci appartiene, tutto ciò che abbiamo è solo un dono di Dio. Dopo aver letto molti libri le persone gracchiano come corvi sulla spiaggia. Non in sintonia con la vita e nemmeno col modo in cui essa dovrebbe essere vissuta. Perché se ne vanno solo vagandando in questo mondo della fantasia?  Cosa fa chi ha davvero compreso le Scritture? Non perde tempo a discutere, ma offre solo consigli su come fare progressi. Non arringa le persone con le proprie teorie. Lascia che ognuno trovi la propria strada della spiritualità, secondo le proprie tendenze e i propri credo e si muove di conseguenza. Questo è il motivo per cui l’Induismo accetta e prescrive molti modi diversi per raggiungere la verità.

Nell’ashram di Amma l’importanza è riposta sul servizio. Questa è una delle molte pratiche spirituali. Bisogna scendere al livello di ognuno e applicare il metodo più idoneo per elevarlo. L’ Advaita non è un qualcosa da memorizzare. Deve essere vissuta. Solo allora sarà possibile sperimentarne la verità.

Nell’ashram di Amma ci sono ingegneri, medici, scrittori, chi lavora nella scuola o in tipografia. Sono molti coloro che hanno un’istruzione molto elevata. Tutti esercitano le loro funzioni secondo le loro capacità. Oltre a questo, meditano e studiano le Scritture. Imparano a svolgere i loro compiti senza alcun attaccamento. Questo è molto utile per abbattere l'egoismo. Quando si svolge un compito senza attaccamento, questo non creerà legami, ma anzi ci condurrà alla liberazione.

Nell’ashram di Amma c’è chi impacchetta i bastoncini di incenso e ci sono anche i medici che eseguono gli interventi più complessi. Alcuni visitatori sono venuti dicendo di essere Vedantini. Sostengono di essere pura consapevolezza. Uno ha chiesto: " Amma, come  fa un Atma a servire un altro Atma? Qual è la necessità del servizio disinteressato nell’ashram? Non basta studiare le Scritture?"

 Nei tempi antichi, le persone si prendevano cura della famiglia e poi passavano al vanaprastha ashrama [la vita di eremita nella foresta ] per diventare infine dei sannyasi. Arrivati a quel punto, si erano presi cura di tutti i loro doveri e gli restavano ancora solo pochi anni da vivere. Ma anche allora, quando erano all’ashram del guru, eseguivano di tutti i loro doveri e servizi. Gli studiosi del Vedanta servivano i loro Maestri Vedanta con devozione totale. Andavano a raccogliere la legna da ardere. Portavano le mucche al pascolo. Costruivano gli argini che proteggevano i campi di riso dalle inondazioni.

Avete mai sentito la storia di Aruni? Per evitare che l’acqua passasse atraverso l’infiltrazione fece tutto il possibile fino ad usare il proprio corpo per bloccare il flusso. Queste storie ci mostrano come i Vedantini non abbiano mai visto il servizio disinteressato in contraddizione al Vedanta. Non pensavano cose come "Non è solo un argine di fango? Non è solo acqua? Non sono solo Atma?" Erano così i discepoli di una volta. 

Amma si ricorda di come i brahmachari e gli swami del nostro ashram hanno servito da mangiare nei campi di soccorso dopo lo tsunami. Si sono dimenticati della propria fame e di altre necessità fisiche per dedicarsi al servizio dei bisognosi. Hanno salvato in questo modo la vita di tante persone.

 Gli ashramiti hanno aiutato le vittime dei terremoti in un modo simile. Di conseguenza, gli anziani e gli abitanti dei villaggi che erano stati colpiti dal terremoto nelle regioni del Gujarat, ispirati dall’esempio degli ashramiti, anni dopo si sono poi precipitati a portare soccorso alle vittime dello tsunami. Hanno detto: "Amma non era venuta ad aiutarci nel momento del bisogno? Ora che lo tsunami ha colpito il Kerala potremmo starcene semplicemente a guardare? ‘ Amma non riesce a dirvi quanto si sia commossa per quel gesto.

In passato, di solito un guru aveva uno o due discepoli. Ma nell’ashram di Amma ce ne sono migliaia. E’ possibile che riescano tutti a meditare 24 ore al giorno? Niente da fare. I pensieri sono motivo di disturbo a prescindere. Sia che si è impegnati in azioni oppure no, i pensieri ci saranno sempre. Dovremmo incanalare propriamente tutti i nostri pensieri mentre serviamo gli altri con i nostri orrgani d’azione, come le mani e i piedi. Così facendo svolgeremo un compito che sarà di beneficio alla società. Infatti, nel nostro ashram, i figli non sono interessati al paradiso. Il novanta per cento di essi sono interessati a fare servizio alla società. Anche se venisse offerto loro il paradiso, direbbero solo " bye - bye . " perché il paradiso è nel loro cuore. Non hanno bisogno di andare in nessun altro paradiso. In realtà, una mente compassionevole, è il paradiso. E’ così che si sente la maggior parte degli ashramiti che vive qui.
In precedenza la maggior parte delle persone non erano pronte a servire l'uomo comune. E 'per questa ragione che la società è andata in declino e ne stiamo patendo oggi.
Dobbiamo imparare che l’Advaita e la vita sono la stessa cosa. Dovremmo essere in grado di vedere gli altri come noi stessi. Amma lo dice tutto a causa del pianto che sentiamo intorno a noi.

Con il servizio disinteressato, la nostra mente può espandersi e infine fondersi nella coscienza suprema. Ne rimuove tutte le brutture della mente e per farla diventare uno con l'Atma. Invece di predicare, dovremmo essere capaci di mettere in pratica questi insegnamenti. Questo è qualcosa a cui dovrebbero mirare tutti i figli di Amma.  Sarà solo grazie al nostro esempio disinteressato che gli altri assorbiranno questi principi. Riflettiamo su questo.  
- Amma , Sri Mata Amritanandamayi

lunedì 27 febbraio 2012

Meditazione, pratica spirituale e servizio disinteressato

"Alcuni dicono: 'Non meditate su una forma. Brahman (l'Essere Supremo) non ha forma, per cui dovremmo meditare sul senza forma'. Che tipo di logica è questa? In genere immaginiamo l'oggetto della nostra meditazione, vero? Anche se meditiamo su una fiamma o un suono, alla base c'è ancora la nostra immaginazione. Qual è, allora, la differenza tra quel tipo di meditazione e quella su una forma? Coloro che meditano sul senza forma devono anch'essi basarsi sulla loro immaginazione.

"Alcuni pensano al Brahman come puro amore, infinitezza o onnipresenza. Alcuni ripetono: 'Sono Brahman', o si chiedono: 'Chi sono io?' Ma questi sono ancora concetti mentali e, quindi, non è vera meditazione sul Brahman. Allora, qual è la differenza tra ciò e la meditazione su una forma? Per portare acqua a un uomo assetato c'è bisogno di un contenitore. Per realizzare il Brahman senza forma c'è bisogno di uno strumento o di un tramite. Inoltre, se scegliamo di meditare sul senza forma, come possiamo farlo senza sviluppare l'amore per il Brahman? Meditare su di una forma di Dio è quindi nient'altro che bhakti (devozione e amore). E il Dio personale non è null'altro che la personificazione del Brahman.

"Un tonico migliorerà la vostra salute, purché seguiate le indicazioni scritte sulla bottiglia e ne prendiate la dose giusta. Il satsang è come apprendere queste indicazioni, e le pratiche spirituali sono come bere il tonico. Il satsang ci insegna al riguardo dell'eterno e del transitorio, ma soltanto attraverso la pratica spirituale potremo averne l'esperienza e realizzare ciò che abbiamo appreso.

"Se mettiamo insieme le diverse parti di una radio nel modo prescritto e ci mettiamo delle batterie, potremo ascoltare i programmi diffusi da una stazione lontana pur rimanendo a casa nostra. Condizionando la nostra mente in modo adeguato con le pratiche spirituali, e vivendo secondo gli insegnamenti dei Mahatma (Grandi Anime), potremo godere della beatitudine infinita mentre siamo ancora nel corpo attuale. Se facciamo le pratiche spirituali ed il servizio disinteressato, non avremo bisogno di nient'altro". 

lunedì 13 febbraio 2012

Guru Seva

Molto tempo fa negli ashram si praticava il karma-yoga, l'arte del servizio disinteressato attraverso l'azione. Dhoumya e i suoi tre discepoli, Aruni, Veda e Upamanu vivevano in un ashram di questo tipo nel mezzo della giungla.

Aruni era il più diletto e rispetto ad altri raggiunse la conoscenza in un arco brevissimo di tempo. Costruì persino un suo ashram di fronte a quello del Guru. Aruni grazie alle benedizioni del Guru arrivò alla comprensione dei Veda, degli Shastra e dei Purana, senza neanche leggerli. In verità la conoscenza acquisita per aver servito il proprio Guru, è quella che porta a maggiore successo ed è fruttuosa e benefica in tempi brevi. La conoscenza appresa dai libri, senza servire il maestro, alimenta l’orgoglio. Questo tipo di sapere non è di grande utilità agli altri.

Una sera, sebbene la stagione delle piogge fosse già finita, cominciò a piovere fortissimo. Dhoumya temette che a causa dell’abbondante pioggia le piantine del campo di riso fossero portate via dall’acqua e che l’intera risaia sarebbe stata devastata.
Disse ad Aruni: "Caro figlio Aruni! Va al campo e sorveglia le piantine della risaia. Se ci sarà la tracimazione, l’acqua porterà via con sé il raccolto.”

Obbedendo al Guru, Aruni si avviò alla risaia sotto la pioggia. Vide che una parte del campo aveva già ceduto. Provò allora a proteggere la falla mettendo molto fango, ma era del tutto inutile perché il fango veniva portato via dalla forza dell’acqua. Dopo molti tentativi non trovò altra soluzione che sdraiarsi ed usare il proprio corpo per evitare il deflusso dell’acqua. Poiché l’acqua era fredda il corpo si irrigidì, ma mai avrebbe disobbedito al proprio Guru.

Il mattino seguente dopo le preghiere, Dhoumya notò che Aruni non si era presentato e così domandò di lui. Gli risposero: "Ieri hai mandato Aruni a controllare il bordo del campo di riso e da allora ancora non è ancora tornato."

Dhoumya si avviò immediatamente verso il campo alla ricerca di Aruni. Lo chiamò, ma Aruni non riusciva a rispondere per i forti brividi dal freddo. Ma in qualche modo e con grande sforzo, rispose e Dhoumya raggiunse e abbracciò il suo obbediente allievo e lo benedisse: "Figlio, Aruni! Che tu possa ottenere l’intero sapere dei Veda e degli Shastra senza il bisogno dello studio e con facilità. Il segreto delle scritture ti sarà rivelato e otterrai l’illuminazione e la prosperità”.

In seguito la grazia si realizzò ed Aruni divenne il famoso saggio Uddalaka, i cui insegnamenti oggi fanno parte delle Upanishad. Da questa storia si può comprendere l’importanza dell’obbedienza alle istruzioni del Guru, con autentico spirito di sevizio disinteressato al guru.

sabato 11 febbraio 2012

Perchè un ashram deve gestire gli ospedali?

Discorso di Amma in ricordo dell’inaugurazione dell’ospedale multispecialistico AIMS, a Kochi nel Kerala,  nel 1998. 
(12 giugno 2000)

Carissimi figli,
Alcuni dei  figli di Amma potrebbero chiedersi: “ Che bisogno ha un ashram di far funzionare degli ospedali?” Figli, il Signore non si incarnò come Dhanvantara Moorthi? Perciò, ha dimostrato col suo stesso esempio che la medicina e le cure sono molto rilevanti. Anche gli shastra affermano che è importante sostenere il corpo. Ciò appare corretto anche quando si esamina la storia dei Mahatma vissuti fino ad ora. 

Sri Ramakrishna, Ramana Maharshi e Swami Vivekananda si sono sottoposti alle cure quando si sono ammalati. Non si sono astenuti dicendo: “ Io sono Brahman, non il corpo.”

Poiché è la natura del corpo quella di ammalarsi, è importante proteggerlo dandogli il trattamento necessario. E’ possibile accendere il fuoco solo se c’è legna da ardere. Allo stesso modo, per conoscere l’Atma è necessario conservare lo strumento. Pertanto gli ospedali e le cure non sono in contraddizione o incompatibili con la spiritualità. Aiutano a conservare il corpo che è un mezzo per conoscere il Sé.

Ci sono molti residenti dell’ashram che sono stati ispirati dall’incontro con Amma. Essi sono sia indiani che occidentali. Tra questi, ci sono dei medici. Vogliono stare con Amma. E Amma ha voluto dare loro l'opportunità di impegnarsi con servizio disinteressato nel mondo.
Quante persone ci sono che sono in grado di meditare 24 ore al giorno? Pochissime. E allora cosa farà la maggior parte delle persone dopo le prime ore iniziali di meditazione? Stando seduti inattivi, affiorano alla mente un sacco di pensieri indesiderati. Anche questi pensieri sono una forma di azione. Stando così le cose, facendo servizio con le mani e i piedi daranno beneficio a se stessi e al mondo.

Ci possono essere alcuni che dicono: "Vogliamo solo liberazione, non abbiamo bisogno di alcun trattamento. Se dovessimo morire per malattia, così sia." Amma dice che per ottenere la liberazione, ci vuole la grazia del Signore. Per ricevere la grazia bisogna avere la purezza mentale ed è perciò che è necessario il servizio disinteressato. Si diventa meritevoli di avere la grazia solo grazie alle azioni altruiste e disinteressate. Per compiere le azioni disinteressate c’è bisogno di un corpo. Per conservare il corpo è necessario sottoporsi a trattamenti medici in caso di malattia.
  
Jnana (la conoscenza) e bhakti (la devozione) sono due facce della stessa moneta. Ma il  nishkama karma (l’azione disinteressata) è il sigillo di questa moneta. Una moneta diventa preziosa solo se ha un sigillo. La devozione e l’azione sono le due ali di un uccello e la conoscenza ne è la coda. Solo se ci sono questi tre, si può volare in alto.

Nei tempi antichi, i discepoli che vivevano nei gurukula si impegnavano in attività di servizio. Non vedevano ciò solamente come azione, ma come servizio verso il loro Guru. Infatti, l'azione eseguita con dedizione per il Guru non è azione. Essa è vera e propria meditazione. Di solito si dice che un discepolo dovrebbe servire l'ashram considerandolo come il corpo del Guru. Perciò dovrebbe essere in grado di amare e servire il mondo intero vedendolo come il corpo del Guru. Questa è la vera meditazione. Il ricordo ininterrotto di questo principio è esso stesso meditazione.

Tutti conoscono la storia del discepolo che si sdraiò nella risaia del Guru per evitare che l'acqua entrasse nel campo attraverso una fessura nel crestone di protezione. Il discepolo non considerò il campo solamente come un campo. Egli era pronto a sacrificare la propria vita per proteggere il raccolto. Un’azione così non la si può chiamare solamente azione. E’ il momento in cui ci si dimentica di se stessi. E’ l’apice della meditazione.

Nei tempi antichi, erano i discepoli che facevano tutto il lavoro nelle gurukula. Andavano nel bosco a prendere la legna da ardere, si occupavano delle mucche. Per essi ogni azione era sadhana, non semplice azione. Per essi era meditazione e servizio al Guru.

Ci sono centinaia di figli istruiti e con esperienza che sono venuti ad unirsi all'ashram. Com’è possibile che tutti se ne stiano seduti a meditare tutto il tempo? È molto meglio impegnarsi in alcune attività che siano di beneficio al mondo, piuttosto che starsene seduti inattivi ad inquinare la mente con pensieri inutili. Ognuno può fare servizio secondo le proprie capacità continuando a recitare il japa mantra
.
Ciò porterà beneficio a se stessi e al mondo. Darà la purezza mentale e grazie a ciò sarà possibile progredire vero la meta. Nessuno può raggiungere la meta senza impiegare un certo sforzo. Che si tratti di spiritualità o materialismo, lo sforzo è inevitabile. Concretizzerà lo sforzo e renderà dolce la Grazia di Dio. E’ l'atteggiamento altruista che ci rende meritevoli di ricevere la grazia di Dio.

Durante il servizio disinteressato, alcuni dei miei figli potrebbero temere, "Oh, con tutto questo lavoro non ho nemmeno un attimo per pensare al Signore. Ho perso tutto il mio tempo in queste attività. Sto sprecando la mia vita?” e così via. Figli, chi fa servizio disinteressato non ha bisogno di vagare ovunque alla ricerca di Dio. Il vero tempio di Dio è nel cuore di chi si è impegnato nel servizio disinteressato.

Ecco come sono sorte così tante istituzioni in questo ashram. Alcuni figli che avevano esperienza nel campo dell'istruzione si sono uniti qui. Hanno avviato istituzioni educative. Chi aveva studiato informatica ha avviato gli istituti di informatica. Chi aveva la laurea in ingegneria ha iniziato la costruzione degli edifici dell’ashram. E quando i figli che erano medici sono arrivati qui, l’ashram ha cominciato a gestire gli ospedali. Per loro queste attività non sono solo lavoro, ma parte della loro sadhana. Meditazione e servizio al Guru. Amma dice che persino il respiro di chi serve il mondo, dimenticando se stesso, è benefico da ogni punto di vista.

Alcuni Vedantin affermano che l’azione, attraverso il servizio al mondo, porta a nuove vasana (tendenze). È solo un argomento dei pigri. Nella Gita il Signore dice: "O Arjuna, nei tre mondi, non ho alcuna necessità di impegnarmi nell’azione. Eppure continuo ad impegnarsi nell’azione". L’azione senza attaccamento, con l’attitudine di  "Lui, non io, è egli che fa ed io sono semplicemente uno strumento" non lega nessuno. Porta solo alla liberazione. Ovunque nella Gita, viene attribuita la massima importanza allo sforzo personale.

Anche i Vedantin che dicono: "io sono Brahman, che bisogno ho di impegnarmi nell’azione?" si fanno curare quando si ammalano. Essi vogliono che i loro pasti siano pronti esattamente alle 12. Che i loro materassi siano pronti alle 10 di sera. Se tali servizi sono loro così necessari, perché non pensano che gli stessi servizi sono necessari anche al resto del mondo? Se si ha l'attitudine che tutto è il non duale Sé, allora non bisogna respingere nulla e accettare tutto.  L’assenza di desiderio è la vera misura della grandezza spirituale.

Altri dicono: "I Sannyasi dovrebbero ritirarsi sull'Himalaya." Figli, il servizio disinteressato al mondo è l'inizio dell’esplorazione di sé. Anche questo è un apice. Il nostro dovere verso Dio è la nostra compassione verso i poveri e i sofferenti. Il nostro obbligo più grande in questo mondo è di servire il nostro prossimo.

Dio non ha bisogno di nulla da parte nostra. E’ sempre completo. Il sole non ha bisogno della luce di una candela. Dio è il sostenitore di tutto il mondo. E’ l'incarnazione dell'amore e della compassione. Ci è possibile crescere solo se assimiliamo amore e compassione. Un sannyasi si sforza di amare senza attaccamento e di servire senza aspettative. Rinuncia al peso dell’egoismo per  abbracciare l’impegno di servire il mondo.

Solo amando e servendo l’intera creazione si diventa un recipiente idoneo per la Sua grazia.  E’ infruttuoso impegnarsi nella meditazione senza purificare la mente attraverso il servizio disinteressato, è come il versare del latte in un recipiente immondo. Ma spesso dimentichiamo questa verità. Dimentichiamo il nostro dovere di servire i sofferenti. Andiamo ai templi, facciamo la circumambulazione ripetendo i nomi del Signore; però allontaniamo gli invalidi che allungando la mano per un boccone di cibo. Figli, la vera adorazione al Signore è la compassione che offriamo ai sofferenti.

C’era una volta un uomo che aveva vagato in tutto il mondo alla ricerca di Dio. Il Signore non lo si poteva vedere da nessuna parte. Alla fine sedette esausto sotto un albero. Gli capitò di vedere marito e moglie passargli accanto in gioia perfetta. Vedendo la gioia sui loro volti, volle capire dove stessero andando. Seguendoli arrivò ad una colonia di lebbrosi. La coppia pulì le ferite dei lebbrosi e vi applicò le medicine. Servirono il cibo che avevano portato.
Li consolarono con parole amorevoli. Assistendo a tutto ciò l’uomo che era alla ricerca di Dio, non potè contenere la propria gioia e cominciò a gridare: "Ho visto Dio! Ho visto Dio!" Sentendolo, gli altri pensarono che fosse pazzo. "Dov'è il Dio che hai visto?" gli chiesero. L'uomo rispose: "Dove c'è la compassione, lì c’è Dio. Dio dimora nei cuori dei compassionevoli.”

Figli, consolare i sofferenti è una sadhana maggiore della meditazione. La meditazione è preziosa quanto l’oro. Tuttavia, se si ha la compassione per il prossimo, è come se l’oro avesse il profumo. Il suo valore e la sua grandezza vanno al di là di ogni parola. Perciò, figli miei, andate in mezzo ai sofferenti e al dolore. 
Inoltre, anche mentre li state servendo, offrite loro anche del buon samskaras. Non è sufficiente dare del buon cibo a chi ha fame. Anche quando la fame viene placata, dopo qualche tempo, ci si sentirà nuovamente affamati. Perciò, dovrebbero essere trasmessi anche i principi spirituali. Far comprendere la natura del mondo è lo scopo della vita umana. Così facendo, in tutte le circostanze essi impareranno a condurre la loro vita nella felicità e nella contentezza. Solo allora il vostro servizio sarà diventato completo.

Oggigiorno, ognuno è interessato a guardare chi è in una posizione più elevata rispetto alla propria.  Tuttavia si resta indifferenti per la situazione di coloro che sono meno fortunati. Amma si ricorda una storia: c'era una volta una donna che lavorava come cameriera nella casa di un uomo ricco. Lei era vedova e la sua unica figlia era handicappata. La donna portava la propria figlia con sé quando andava a lavorare. Anche il ricco signore aveva una figlia.

Questa ragazza amava molto la figlia della domestica. Le faceva amorevolmente la doccia, le raccontava delle belle storie e le offriva deliziosi spuntini. A suo padre questo non piaceva affatto e ogni giorno la rimproverava: "Figlia, non devi giocare con quella ragazza sporca e handicappata. Perché passi tanto tempo con lei?” La ragazza non rispondeva. 
Il padre pensò che la ragazza non avesse altri compagni di gioco e per questo motivo si mischiava con la figlia della domestica. Portò allora a casa la figlia di un suo amico. Sua figlia diede il benvenuto alla bambina e fu molto cordiale con lei. Tuttavia continuò a trascorrere molto tempo con la figlia della domestica, facendole la doccia amorevolmente proprio come prima. Allora il padre le chiese:"Figlia, non ti piace l’amica che ti ho portato?" La ragazza rispose: "Mi piace la ragazza che mi hai portato, e ci sono molti altri pronti ad amarla. Invece se io non amo questa, chi altri le vorrà bene? Non ha altri parenti."

Figli, questo dovrebbe essere l'atteggiamento da avere. Dovremmo amare i poveri e i sofferenti con tutto il cuore. Dovremmo elevarli, scendendo al loro livello. Questo è il nostro dovere verso Dio.

Alcuni di voi si potrebbero domandare: "Se il servizio disinteressato è così grande, che bisogno c’è di meditare e fare tapas (austerità)?" Figli, se l’uomo comune è come un palo della luce, un tapasvi è come un trasformatore. Per mezzo della tapas si può acquisire un potere immenso. È come il risparmio di energia, la costruzione di una diga su un fiume con nove affluenti. Tuttavia, bisognerebbe essere pronti a dedicare anche la forza acquisita con la tapas per il bene del mondo. Bisogna essere disposti a sacrificare tutto, come un bastoncino di incenso che diffonde la sua fragranza nel mondo mentre si consuma. La Grazia di Dio fluisce sicuramente in un cuore così grande.

Figli, dovremmo coltivare un cuore pieno di compassione. Dovremmo avere il forte desiderio di servire chi soffre. In ogni circostanza, dovremmo avere la disponibilità di impegnarci nel servizio per il bene del mondo.
Molte persone meditano affinché si apra il terzo occhio dopo aver chiuso i due occhi che vedono il mondo. Non accadrà mai una cosa del genere. Non si può chiudere gli occhi al mondo in nome della spiritualità. La realizzazione del Sé è la capacità di vedere se stessi in tutti gli esseri, anche quando i nostri due occhi sono spalancati. Dovremmo essere in grado di amare e servire gli altri, vedendo in loro se stessi. 
E’ questo l’adempimento della pratica spirituale.