mercoledì 10 febbraio 2010

Una domanda sui canti

Durante uno dei miei primi viaggi in India avevo chiesto perché si cantano i bhajan in uno stile specifico e poichè una persona recentemente mi ha posto la stessa domanda condividerò quanto avevo trascritto così come sentito nell’Ashram.




“Figli, i bhajan cantati con concentrazione portano vantaggio a chi canta, a chi ascolta e anche a Madre Natura. Questi canti risveglierano a tempo debito la mente di chi ascolta. Se i bhajan vengono cantati senza concentrazione sono uno spreco di energia. Cantare i bhajan è una disciplina spirituale volta a focalizzare la mente sulla Divinità Prediletta.” - Amma

Ogni disciplina ha le sue regole e i suoi modi. Le regole vediche sono molto antiche e proprio come la descrizione dell’ "Aum" (Om), la maggior parte delle parole in Sanskrito implicano significati sensibili al di là del contesto. I Bhajan sono cosparsi di Mantra (sillabe e combinazioni sacre) che necessitano una certa conoscenza del contesto e dell’attitudine ancor prima della traduzione. Amma afferma che tali bhajan diventano meditazione e la Grazia di Dio fluisce automaticamente.
La meditazione è il flusso continuo del pensiero su una cosa, su Dio o l’Atman. La Meditazione è tenere sempre l’idea di Dio come un flusso continuo di olio (Taila-Daravat). La concentrazione è fissare la mente su un punto o un oggetto interiore (nel corpo) o esteriore (un qualsiasi oggetto esterno o un’immagine). Si dice che i bhajan siano un buon processo disciplinare per tenere lontani Kama e Krodha. Kama è la brama del piacere fisico, del potere, della gloria e della ricchezza. Krodha è la rabbia.

I bhajan sono canti devozionali che possono aiutare ad acquisire concentrazione mentale e accrescere la nostra devozione. Molti bhajan sono basati sul Sanskrito, la lingua degli antichi Veda. Anche gli antichi racconti epici come il Ramayana e il Mahabharata sono composti in Sanskrito e per questo motivo la Bhagavad Gita arriva a noi in Sanskrito. Ogni spiegazione possibile relativa la vita, la morte e i misteri vengono esaltati nei 108 Upanishad. Antichi di migliaia di anni e provenienti dai Grandi Maestri, anch’essi sono scritti in Sanskrito a causa dei loro aspetti palesi e anche sottili.

Alcune delle traduzioni o translitterazioni in Inglese o in Hindi di alcune parole amputano l’intensità della devozione. Persino Amma sostiene che questo linguaggio deve essere monitorato. Ecco qui un esempio recente: http://www.amritapuri.org/6176/no-equivalents/

Per lo stesso motivo e per non perdere l’essenza degli insegnamenti di Amma, per la tecnica Ma-Om o per i bhajan ci atteniamo ad uno stile, ed è riscontrato che la pace della mente che ne consegue è inequivocabile.