Benvenuto nel Blog di Satsang Milano

"La preghiera di Amma è che l'amore porti sollievo nella vita di tutti e ci offre l'opportunità di condividere questo sogno ognuno secondo il proprio stile, secondo i propri mezzi e secondo le proprie aspirazioni. Embracing the World è un sogno che diventa realtà e con le nostre attività sosteniamo questo meraviglioso progetto. " - Amma

Insieme per la Natura

"Amma chiede a ogni abitante del pianeta di offrire il proprio contributo per riportare l'armonia nella NATURA" - Amma

In Armonia

Molte voci si fondono per creare un unico suono. Molti cuori focalizzati su un unico obiettivo: il nostro Sogno “EMBRACING THE WORLD"

Il Cammino della Pace

"Possa l'albero della nostra vita essere fermamente radicato nel terreno dell'amore. Fate che le buone azioni siano le foglie quell'albero. Possano le parole di gentilezza esserne i fiori. E la pace il suo frutto." – Amma

Il Nostro Sogno

"Che tutti, nel mondo, possano dormire senza paura almeno per una notte. Che almeno per un giorno ciascuno possa mangiare a sazietà. Che almeno per un giorno gli ospedali non debbano curare vittime della violenza. Che almeno per un giorno ciascuno possa aiutare il povero e il bisognoso con il servizio disinteressato. Che questo piccolo sogno si realizzi, questa è la preghiera di Amma." - Amma

domenica 22 marzo 2015

1..2..3..e la primavera è sbocciata a suon di musicaI!

Fra le cose belle della vita c’è l’arrivo della primavera e la fragranza di sogni che portano speranza. Quando i sogni nascono dal cuore accendono il sorriso e gli occhi diventano stelle. La musica a volte intonata, altre volte strampalata fa sgorgare risate a crepapelle e i pensieri svaniscono. Solo la gioia rimane.
Ispirati dal progetto di Amma per i diversamente abili, abbiamo voluto offrire la nostra solidarietà agli operatori che svolgono un compito in un ambito così delicato, dando inizio all'attività "1... 2... 3... canta insieme a me!", condividendo quel poco che sappiamo fare, partecipando col nostro sorriso e qualche momento di allegria accompagnati dalla musica e dal canto in una casa-famiglia di Milano.

Questa attività è aperta a tutti coloro che sono sensibili alle tematiche dei diversamente abili
e che col linguaggio del sorriso, dell'amore e della musica vogliono stabilire un rapporto di solidarietà con degli amici speciali. 


"Se siamo stati in grado di donare la felicità ad un'anima, anche solo per un minuto, ciò avrà reso la nostra vita benedetta." -Amma











sabato 21 marzo 2015 ore 16:30

punto d'incontro
Stazione di Porta Genova

MILANO

La preghiera di Amma è che l'amore porti sollievo nella vita di tutti; Ella ci offre l'opportunità di condividere questo sogno, ognuno secondo il proprio stile, secondo i propri mezzi e secondo le proprie aspirazioni.Embracing the World è un sogno che diventa realtà;
con le nostre attività sosteniamo questo meraviglioso progetto. "

domenica 15 marzo 2015

Un aiuto per la vita quotidiana - Secondo Ripasso della Meditazione IAM

Si è concluso il secondo appuntamento dedicato al ripasso della meditazione IAM, opportunità preziosa per potersi confrontare, fare domande ed approfondire. 

La IAM® - Integrated Amrita Meditazion Technique, è un approccio breve e semplice alla meditazione che chiunque può imparare e che viene insegnata a migliaia di persone in tutto il mondo. Alcuni dei vantaggi, quando viene praticata con regolarità, sono una maggiore calma e senso di pace, una migliore capacità decisionale ed un uso produttivo del tempo. Le persone che praticano la meditazione riferiscono di aver ottenuto maggiore concentrazione ed energia. 

La IAM® è diversa ed efficace perchè combina e organizza in modo logico i passaggi e i metodi migliori di altre tecniche di meditazione, portando in breve tempo ad uno stato più completo di pace e tranquillità. I passaggi sono semplici e brevi e richiedono un tempo complessivo di circa 20-25 minuti di pratica. 






L'antica tradizione indiana ribadisce da sempre che meditare è la via per condurre una vita pacifica ed equilibrata.La meditazione aiuta a trovare la reale fonte interiore di pace e di felicità, portando l'individuo sempre più in profondità dentro se stesso: meditare favorisce il rilassamento sia fisico che mentale, consente di vivere con maggiore armonia ed equilibrio. Con la meditazione diventano più chiari il nostro potenziale interiore e le capacità, si aprono i canali di creatività ed espressione personale permettendo la scoperta dei talenti nascosti e delle qualità. Le nostre energie vengono incanalate in modo appropriato e possono essere usate per il beneficio della società, dello sviluppo personale e della pienezza nella vita quotidiana.

venerdì 13 marzo 2015

Il Guru Cammello

'Se il guru è dentro di noi, non è sufficiente seguire la propria mente? Perchè seguire qualcun altro? "

Amma: "È vero che il guru è dentro di noi, ma quel 'guru' al momento è schiavo delle nostre vasana (tendenze latenti). La mente non è sotto il nostro controllo, ma costantemente controllata dalle nostre vasana. Di conseguenza è pericoloso seguire la mente. Amma vi racconta la storia di un uomo che si era rivolto a molti guru. Tutti parlavano solo di umiltà, fede e devozione. A quell’uomo tutto questo non piaceva. 'Non sarò schiavo di nessuno,' si era ripromesso. Un giorno mentre stava seduto sul ciglio di una strada a rimuginare:"Nessuno dei guru che ho visto è adatto per guidarmi correttamente", i sui occhi si posarono su un cammello al pascolo che ondeggiava il capo su e giù. 

Sorpreso nel vedere che il cammello potesse intuire i suoi pensieri, pensò: 'Lui dev’essere il guru che stavo cercando!'. Avvicinandosi, gli chiese: ‘Sei tu il mio guru?' Il cammello ondeggiò il capo su e giù. L'uomo era felice. 

"Dopo quell'episodio l'uomo non fece più nulla senza prima interpellare il Guru Cammello. Il cammello annuiva col capo a tutto ciò che gli veniva chiesto. Un giorno l'uomo gli disse: 'Ho visto una ragazza. la posso amare?' Il cammello annuì

Dopo qualche tempo l'uomo tornò dal cammello per chiedere: 'La sposo?' Il guru cammello diede la sua approvazione anche a questo. Passò ancora qualche giorno. La domanda successiva fu '' Va bene se bevo un goccino? ' Il cammello annuì nuovamente. Quella sera l'uomo tornò a casa completamente ubriaco. In breve tempo il bere divenne un’abitudine non apprezzata da sua moglie. L’uomo tornò dal guru per chiedere se era giusto litigare con sua moglie. Ancora una volta il capo del guru oscillò su e giù.   

Presto l’uomo si rifece vivo con un’ulteriore domanda: 'Mia moglie non vuole che io beva. La faccio fuori? " Il capo del cammello dondolò su e giù anche questa volta. L'uomo andò di corsa a casa e accoltellò sua moglie, ferendola gravemente. Arrivò la polizia che lo arrestò e gli fu dato l’ergastolo. 

"La nostra mente è come quel guru cammello. Non discrimina ciò che è giusto o sbagliato. Approva tutto ciò che ci piace senza considerare le conseguenze future. 

Se dipendiamo dalla nostra mente, che è schiava delle nostre Vasana, faremo solo l’esperienza dell’eterna schiavitù. Allo stato attuale, il nostro intelletto non possiede la discriminazione, quindi la via  migliore è quella di seguire i consigli di un vero guru.

Oggi si fanno cose sbagliate con la scusa che sia Dio a farcele fare. Non è giusto da parte nostra insistere affinchè il guru acconsenta a tutto il nostro operato. Solo chi segue le istruzioni del guru senza avere dubbi potrà raggiungere l'obiettivo. Quello è il vero discepolo.

Così come la tartaruga cova le proprie uova col pensiero, anche il pensiero del guru è sufficiente a guidare il discepolo fino alla meta. Il Satguru è colui che ha realizzato la verità. Seguire i suoi consigli ci eleva, anche se farlo,  ora ci sembra difficile."

Sboccia un nuovo bosco a Nova Milanese

In un’occasione simile a quella di “Sboccia un nuovo bosco in città”, Amma, la figura ispiratrice di ETW, aveva detto: "Questi alberelli cresceranno fino ad essere grandi alberi capaci di maggior forza e resistenza di qualsiasi altro albero comune. Sapete perché? Perché ognuno di essi è pervaso delle qualità che voi, con tanto amore, avete piantato insieme a loro. Anche le piante e gli animali hanno la capacità di assorbire e trattenere queste qualità sottili, non solo gli uomini."

L'iniziativa " Sboccia un nuovo bosco in Città", patrocinata dal Comune di Nova Milanese, che ha aderito a InDeed - campagna per la natura di Embracing the World, riconosciuta ufficialmente dall’UNESCO come progetto del Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, ha riscosso un grande successo di partecipazione.
Il sindaco di Nova Milanese, Rosaria Longoni, e l'assessore alla Cultura e all'Ecologia Andrea Apostolo hanno trascorso così questo 8 marzo, giorno dedicato alla donna, piantando insieme ad altri numerosi volontari, 108 alberi. Molti i bambini e le loro famiglie, generazioni diverse con lo stesso intento di arricchire il patrimonio verde della città con alberi di noci, ciliegi, noccioli, meli, peri e sorbi montani.
Piantare alberi è un piccolo gesto di rispetto per Madre Terra, che rappresenta anche il futuro e la crescita ricco di speranza e fra i più belli che si possa condividere con i bambini. Significa mettere radici, saper aspettare, vivere nel ritmo della natura e contribuire al futuro della Terra.
 InDeed la campagna per la natura di Embracing the World è una piattaforma on-line creata per sostenere chi desidera applicare, nella propria vita quotidiana, a livello individuale e/o comunitario, sei semplici suggerimenti pratici su come utilizzare le risorse della terra e su come interagire con la natura.

























sabato 7 marzo 2015

La scimmia che decise di digiunare

Una volta, una scimmia che era stanca della propria natura irrequieta, decise di dare una svolta alla sua vita. “Devo fare sadhana, delle pratiche spirituali!”


 Pensò. “Quello è l’unico modo per calmarmi e per elevarmi spiritualmente.” Decise così di fare un giorno di digiuno e di meditazione. Non è quello che fanno i grandi asceti? La scimmia immaginò che l’astensione dal cibo avrebbe deprivato il corpo di energia, e di conseguenza sarebbe stata più calma ed idonea per la contemplazione. Scelse il sabato come giorno di digiuno. Avendo formulato tale progetto cominciò a dondolare eccitata di ramo in ramo e di albero in albero come una furia scatenata.

Arrivò il sabato e la scimmia scese dall’albero su cui aveva dormito per sedersi per il giorno di digiuno e di meditazione. Si mise nella posizione del loto, chiuse gli occhi, e si perse subito in eroiche fantasie di digiuni e illuminazioni.

Al suo risveglio potè sentire chiaramente i morsi della fame nello stomaco e comprese che digiunare per un giorno sarebbe stato più difficile di quanto immaginato. “Come farò a resistere fino alla fine senza mangiare?” si domandò. 

L’istinto la spingeva ad arrampicarsi sull’albero per gustare i succulenti manghi che pendevano dai rami. Comunque si controllò. Dopo poco cominciò a pensare: “E se poi alla fine del giorno sarò così debole da essere incapace di arrampicarmi sull’albero per cogliere i mango?  Sarebbe una tragica perdita per il mondo delle scimmie se io morissi prematuramente! E’ nell’interesse di tutti che io continui le mie pratiche spirituali sul quel ramo con quell’enorme grappolo di mango.”

Avendo preso questa decisione, la scimmia lesta lesta si arrampicò sull’albero e sedette in un angolino, gli occhi puntati sui mango con impudico desiderio. Mentre contemplava i succulenti frutti la saliva iniziò a colare sulle sue pelose guancette. Ma quando comprese ciò che stava accadendo, la scimmia voltò drammaticamente il capo e chiuse gli occhi davanti alla tentazione.  Con gli occhi della mente, però, fece un banchetto con quella polpa carnosa.

Quando le altre scimmie la videro sull’albero furono profondamente colpite alla vista della loro sorella in meditazione. Pensarono: “Che forza da super scimmia deve avere per resistere alla tentazione di mangiare e scorazzare a destra e a manca. Ebbero solo qualche attimo di esitazione prima di fiondarsi sull’albero e cogliere i mango. La scimmia che stava ‘meditando’ sbirciava ansiosamente con gli occhi semichiusi, temendo che avrebbero spogliato completamente l’albero di tutti i suoi frutti. Grazie al cielo non lo fecero.

Non appena se ne furono andate, la scimmia riaprì gli occhi e pensò: “..e se avessero colto tutti i frutti? Non posso correre questo rischio. Chissà, potrei anche non avere più la forza per allungare il braccio per cogliere quei mango. Farei meglio a scegliere anch'io i frutti adesso, in modo da avere qualcosa di nutriente per rifarmi dopo il digiuno. Comunque non c’è nessuna regola che stabilisca che non si possa tenere il cibo vicino quando si digiuna, l’importante è non mangiare.”

Colpita dalla propria logica suadente la scimmia si avvicinò veloce ai mango penduli e ne colse un bel po’.
Sentendosi ora in qualche modo sollevata al pensiero che ci sarebbe stata una sontuosa cena che l’aspettava, chiuse gli occhi, inalando profondamente la fragranza tropicale dei mango. Poteva percepire la polpa carnosa dei tondi frutti che stava tenendo. Aprì gli occhi e con desiderio li guardò, ne osservò le bucce verdi striate di giallo e di rosso. Chi poteva immaginare che quella polpa racchiudesse sì tanti allettanti piaceri?

“Poi la scimmia si chiese. “ ..e se poi divento così fiacca da non avere nemmeno l’energia per sbucciarli e mettermeli in bocca? Potrei mettere i frutti in bocca adesso. Per digiuno si intende il non ingoiare il cibo. Non c’è niente di male nel tenere il cibo in bocca.” Così la scimmia sbucciò velocemente la frutta e se la mise in bocca.

Quando la saliva al sapore di mango cominciò ad aumentare, la ingoiò. Nel giro di pochissimo tempo incominciò a masticare il mango e non si fermò al primo boccone, ma continuò ancora e ancora. Nel mangiare le venne il barlume di aver rotto il digiuno, ma immediatamente giustificò il festino col pensiero: “ Ma che differenza fa se il mango sta dentro o fuori dallo stomaco?” 

Amma dice che è difficile superare le nostre vasana (le tendenze latenti) e controllare i propri sensi. Bisogna stare alla larga dalle situazioni che ci tentano ad indulgere in quelle vasana. Saremmo altrimenti come un alcolista che tenta di uscire dalla propria dipendenza con una bottiglia in mano. 

martedì 3 marzo 2015

Non permettere all'intelletto di eclissare il tuo cuore

Domanda: Sembra che i maestri spirituali attribuiscano più importanza al cuore che all'intelletto. Ma in realtà, non è l'intelletto ad essere più importante? Senza l’intelletto com’ è possibile raggiungere un qualsiasi obiettivo? 


 Amma: L'intelletto è necessario. Amma non direbbe mai che non ce n’è bisogno. Ma spesso l’intelletto nelle persone  non funziona quando c’è l’occasione di fare una buona azione. Si manifesta l'egoismo e non la discriminazione dell'intelletto. 

Il cuore e l'intelletto non sono due cose separate. Quando si ha un intelletto acuto, ci si apre automaticamente. E’ dall’espansività stessa che in modo naturale nascono lo spirito di innocenza, la capacità di conciliazione, l'umiltà e la cooperazione. La parola "cuore" sta ad indicare questa apertura. La parola stessa "cuore" trasmette di per sé una dolcezza lenitiva. Tuttavia, oggi assistiamo nelle persone solamente un intelletto qualunquista e non discriminante. Ciò che esattamente vediamo, non è l'intelletto, ma bensì l'ego. L'ego è la causa di tutte le sofferenze della vita. Come l'ego cresce, l'espansività della persona si contrae e scompare lo spirito di conciliazione. Non è possibile fare a meno di queste qualità, sia nella vita spirituale che nella vita mondana.

Permetti ad Amma di farti una domanda, figliolo. Supponiamo che tu stabilisca delle regole per la tua famiglia: "Mia moglie deve vivere così, dovrebbe parlare così, e comportarsi in questo modo, perché è in relazione con me." Pensi che regnerebbe la pace in casa se tu insistessi che lei debba vivere in base a delle regole? No. Prova ad immaginare di tornare a casa dall'ufficio senza rivolgere nemmeno una parola a tua moglie o ai tuoi figli per andare dritto in camera e continuare il tuo lavoro, continuando a comportarti come il funzionario che sei in ufficio. Sarebbe felice la tua famiglia? Se tu dicessi che tu sei semplicemente fatto così, lo accetterebbero? Ci sarebbe pace?

Se invece quando torni a casa saluti affettuosamente tua moglie, e trascorri del tempo con i tuoi figli e sei pronto a donare un po' di te stesso con imparzialità,  allora sarete tutti contenti. Quando si tollerano e si perdonano reciprocamente difetti e manchevolezze, in famiglia regna la pace e la felicità. Quando si gestiscono le manchevolezze del coniuge con grande delicatezza, è perché c’è amore per quella persona.  Quando la persona amata commette degli errori, la si ama comunque. Non si sta dando più importanza al cuore in questo caso? E’ possibile condividere insieme la vita perché percepite i vostri cuori come fossero uno.  E 'questo atteggiamento che Amma chiama "cuore".

Sarebbe pratico insistere con un elenco di regole di comportamento nei confronti dei figli? Si sottometterebbero a ciò che ci piace o non ci piace? Non reagirebbero con testardaggine? 

Grazie all'amore per i nostri figli, possiamo tollerare i loro errori e provvedere a crescerli bene. Così, anche in questo caso, è il cuore ad essere  più importante dell’intelletto, non è vero? Quando ciò avviene, godiamo della felicità per ogni momento trascorso con i nostri figli, e li rendiamo felici.

Solo se i cuori delle persone sono aperti gli uni verso gli altri è possibile sperimentare la felicità nella vita familiare. Se si permettesse all'intelletto di eclissare il ruolo del cuore, non ci sarebbe alcuna felicità. Possiamo usare l'intelletto al mercato o al lavoro, perché è quanto ci si aspetta da noi. Ma non funziona quando si sta in famiglia. Persino in ufficio è necessaria una buona dose di conciliazione e apertura di cuore. Se non fosse così, ci sarebbe solo discordia e infelicità.

Quando permettiamo al cuore di giocare un ruolo nella nostra vita, nasce in noi un atteggiamento di conciliazione, di flessibilità, di "dare e avere". Con la forza della discriminazione, nasceranno spontaneamente l'apertura e lo spirito di cooperazione e conciliazione.  Oggi l'intelletto delle persone rimane circoscritto esclusivamente nel proprio egocentrismo; il potere della discriminazione non si è ancora sviluppato. Questa è una grande carenza nella vita delle persone. E 'difficile che la società possa progredire senza cooperazione. Lo spirito di collaborazione porta alla pace.

Per far funzionare bene un apparecchio arrugginito bisogna mettere del grasso. Allo stesso modo l'umiltà e lo spirito di collaborazione sono essenziali per non ostacolare il progresso nella nostra vita. Però queste qualità nascono in noi solo quando permettiamo al nostro cuore di crescere. Ci sono situazioni in cui è necessario l'intelletto, ma dovremmo circoscriverlo solo in questi casi. In ogni altra situazione è al cuore che bisogna dare la priorità, non dobbiamo fallire in questo senso.  

Nel costruire una casa, più profonde sono le fondamenta e più elevato può essere l'edificio. Allo stesso modo, la nostra umiltà e la nostra grandezza di cuore costituiscono le fondamenta del nostro progreso. Quando si dà al cuore un posto di rilievo nella vita, l’umiltà e lo spirito di collaborazione crescono e le relazioni saranno positive e pacifiche.

L'obiettivo della spiritualità include anche l'apertura del cuore, perché solo chi ha un cuore grande può conoscere Dio. L'essenza del Sé va ben oltre la logica e l'intelletto. Non importa quanto zucchero abbiamo mangiato, non potremmo mai descriverne la dolcezza a chi non lo ha mai assaggiato. Le parole non possono descrivere un cielo infinito. Non si può misurare la fragranza di un fiore. La spiritualità va oltre le parole. E' un' esperienza. Non si può assaporarne la dolcezza della spiritualità senza andare oltre l'intelletto e arrivare al cuore.

sabato 28 febbraio 2015

Dolce è questo canto - L'effetto dei bhajan sugli altri


By Br. Shivamrita Chaitanya - Sweet is this song

In migliaia hanno imparato a cantare. Ma solo una manciata di cantanti tocca il cuore delle persone. Perché? In larga misura dipende dalle vasana (tendenze latenti di vite precedenti che si manifestano come attitudini innate). Se chi possiede questo “gene musicale” riceve anche una formazione adeguata, da diamante grezzo può diventare una fulgida gemma. Chi invece non possiede questa vasana, pur impegnandosi duramente, non potrà mai toccare le vette della perfezione.

La stessa cosa succede per la conquista del regno spirituale. Solo chi possiede una forte e innata predisposizione spirituale riesce a raggiungere l’obiettivo senza dover passare tra i meandri. Questo è  molto chiaro in maestri riconosciuti da tutto il mondo, come Buddha. Suo padre, il re Shuddhodanan, una volta gli chiese: "Nessuno dei miei antenati aveva mai preso la ciotola dell’elemosina. Come hai potuto piegare la tua mente e fare una cosa simile? "


Buddha rispose: "Forse nessuno della tua famiglia, o di quella di tua moglie, è mai stato un mendicante. Ma tutti quelli della mia specie, sono stati dei monaci itineranti. Io e te siamo come due viaggiatori il cui percorso si è incrociato e hanno condiviso un breve cammino. Da qui in poi,  le nostre strade si separano. Il nostro percorso ed i nostri obiettivi non sono mai stati gli stessi." Allo stesso modo, a causa della mancanza del necessario samskara spirituale (cultura) che si acquisisce nel corso delle vite passate, che Amma, con la sua lungimiranza, consiglia a molti di coloro che le chiedono di andare a vivere al suo ashram, di seguire invece il percorso del grhastashrama (la vita di famiglia), per progredire e acquisire maturità.

Si dice che diverse creature, come mucche, bambini e serpenti apprezzino la musica. Non c’è nessuno che dopo aver ascoltato i bhajan di Amma almeno una volta, non ne sia rimasto affascinato. Come un ornamento d'oro su una bellezza illibata, la miscela ammaliante della pura dolcezza melodica, accompagnata dalla bellezza letteraria e dai principi spirituali, ha attratto migliaia di occidentali, i quali solo per il  fatto di poter apprezzare al meglio i bhajan di Amma, hanno intrapreso lo studio del Malayalam sorprendendo gli stessi keraliti per la pronuncia impeccabile dell'esecuzione dei bhajan in Malayalam.

Quando arriva la primavera, non sono solo i cuculi che iniziano a cantare; lo fanno anche altri uccelli come i corvi o i pavoni. Allo stesso modo, quando nel cuore sbocciano l'amore e la devozione, i canti devozionali fioriscono anche sulle labbra di chi non ha studiato nemmeno i rudimenti minimi della musica. Gli altri, però, potrebbero non apprezzare questo canto spontaneo, giudicandolo risibile se non addirittura offensivo. Proprio come il devoto rifugge dalle conversazioni mondane, anche le persone mondane possono a loro volta chiudere gli orecchi alle espressioni musicali nate dalle emozioni del cuore. Ovviamente, un vero devoto non se ne cura. Per toccare gli apici del fervore devozionale, è necessario rinunciare alla timidezza, al rispetto di sé, alla vergogna e al dolore.

Dopo aver incontrato Amma ero infervorato dai suoi bhajan. Tuttavia, non mi fu possibile vivere all'ashram e allora mi ci recavo ogniqualvolta ero libero dal lavoro. Il Darshan di Amma, le dolci parole, i riecheggi dei bhajan mi entravano nel cuore facendomi sciogliere in lacrime, mi prendevano e rilasciavano come l’onda della marea.

Avevo assaporato la dolcezza e il mio pensiero era sempre in quel ricordo fino al Darshan successivo. Ripresi a recitare i nomi del Signore, una pratica che avevo abbandonato quando ero più giovane. Stavo seduto nella stanza della puja e cantavo a squarciagola i bhajan dell'ashram, senza riguardo alla tonalità o al ritmo. A quell’epoca ero il maggiore sostegno economico della mia famiglia, che ora era profondamente addolorata alla prospettiva che il primogenito fosse in procinto di andare a vivere all’ashram. Mio padre, che con tutto l’amore che aveva per me, non si era mai lamentato di alcunché, un giorno mi prese da parte per dirmi: "Figlio, puoi andare a vivere all’ashram, se è questo ciò che desideri. Non ci sono obiezioni. Ma per favore, quando si fa sera, non sgolarti in quel modo!" Rapito dall’incanto dell’amore a prima vista, ero troppo perso nel mio mondo per ascoltare le parole di mio padre. Ripresi a cantare i bhajan con così tanto fervore da spodestare certamente dalla scena persino la Dea della Musica!

I miei vocalizzi serali cessarono quando dovetti allontanarmi per un po’ da casa – a Chennai – per motivi di lavoro. Anche in quell’occasione mantenni comunque i contatti con l’ashram. Quel periodo coincise con il primo Tour del Mondo di Amma (1987). Una volta ebbi una domenica libera dal lavoro. Non ci sarebbe stato tempo sufficiente per affrontare un viaggio complicato per tornare a casa oppure per raggiungere l'ashram. Decisi così che avrei trascorso quel giorno ad Arunachala. Alla mezzanotte del sabato scesi dall’autobus ai piedi del monte Arunachala. Dove avrei potuto passare la notte? Forse avrei trovato un ashram in cima alla montagna. Dopo tutto, quello era il luogo delle pratiche spirituali di Ramana Maharshi. Decisi di visitare quei luoghi sacri legati alla sua vita. In giro non c’era anima viva, nessuno con cui parlare o a cui chiedere qualcosa. Decisi di salire sulla montagna.

Mi avviai sul sentiero che stava davanti a me. La luce della luna era fioca. Riuscivo a malapena a distinguere la strada e dopo un po’ il sentiero terminava. C'erano solo rocce enormi e arbusti. Ero determinato a non tornare sui miei passi, per nessuna ragione al mondo. Dopo aver attraversato boschi e boschetti, arrivai finalmente in cima. Lì vidi che c'era una fossa sacrificale di quelle che servono per bruciare la canfora durante i festival di Kartika. Mi sdraiai su una lastra di roccia nelle vicinanze. Per passare la notte non c’era nemmeno una grotta, altro che ashram. Ero esausto e ancora peggio il mio cuore era divorato dal ricordo di Amma. Una volta lei aveva circoambulato questa montagna che Ramana Maharshi aveva percepito come luce divina. In questo momento probabilmente stava con gli altri suoi figli, in qualche parte d’America a cantare i bhajan. Si sarebbe ricordata di questo suo figlio, orfano, che stava in cima a una montagna a piangere?

Quando non potei più di trattenere i singhiozzi, cominciai a cantare un bhajan, immaginando che Amma fosse insieme a me e cantasse con me. Scosso dai profondi singhiozzi cantai: "Anantamami lokattil oru anuvami enne ni ..." ("In questo universo infinito, io non son altro che un piccolo atomo ..."). Dopo aver cantato per un po’, sollevai il capo. Nel cielo c’erano la mezzaluna pallida e riccioli sparsi di nubi. Improvvisamente, scorsi da lontano una roccia che si muoveva…. no, non era una roccia, ma un uomo che cammina verso di me. Doveva essere venuto a meditare, mi dissi, e probabilmente stava venendo a dirmi che il mio canto lo aveva disturbato. Ero depresso. Asciugando le lacrime, mi affrettai a ridiscendere.

C'è un proverbio in malayalam che dice: "La vicinanza al gelsomino rende la pietra profumata”. Che succederebbe se nel sentire ciò la pentola usata per cucinare il payasam nei templi, aspirasse a diventare dolce? Essendo sostanzialmente stonato, dopo gli ultimi 10 o 12 anni di immersione nell’ambrosia del mare di musica che è Amritapuri, riesco ora a distinguere a malapena le stonature del mio canto. Per questo motivo oggigiorno non mi sforzo più di tanto nell’intento di suscitare emozioni negli altri con la mia dolce voce. Nel corso della mia attività nell’Amritakutambam (sostanzialmente uno schema di divulgazione del messaggio di Amma e delle pratiche spirituali di base), ho avuto modo di sentire molte lamentele sul canto dei bhajan: chi non sa cantare non dovrebbe cantare; i bhajan non sono stati cantati perché non c'era nessuno che li cantasse; non viene offerta a tutti la possibilità di cantare come voce guida; il bhajan è stato rovinato perché le persone hanno cantato in toni diversi, ecc. In risposta a tutte queste lamentele non posso far altro che citare ciò che Amma dice in proposito. «Non avete bisogno di imparare la musica per chiamare vostra madre."
Nello stesso tempo ho anche insistito che chi non possiede un talento musicale dovrebbe cantare con una base di registrazione audio. Anche se noi stessi non abbiamo alcun tipo di bhakti (devozione), dovremmo almeno far in modo che gli altri non perdano la loro bhakti dopo aver ascoltato i bhajan a causa del nostro dissenso canoro. 
Per consolare chi non sa cantare bene, condivido una delle mie esperienze.

Avvenne quando Amma era in tour all’estero l'anno scorso anno e io stavo visitando diverse parti del Kerala per celebrare le puja di massa. Una sera a casa di un devoto che ci ospitava, vidi nella stanza della puja le immagini di Shiva con la Devi e una fotografia incorniciata di Amma – e nessun’altra immagine -. C'era anche una collezione completa di cassette con i bhajan dell'ashram. C'erano anche una cassa altoparlante in soggiorno e un’altra in cucina, per poter lavorare e ascoltare i bhajan nello stesso tempo. Incuriosito domandai: "I bhajan di Amma Vi piaciono così tanto? Vedo che avete tutte le cassette".

"Se ci piacciono i bhajan di Amma!!! E’ per merito loro se oggi sono vivo!" rispose il padrone di casa. 
Gustando una tazza di tè addolcito dal sorriso della padrona di casa, mentre giocavo con i loro figli, due piccoli cherubini, ero già trepidante d’anticipazione per un altro lila (gioco divino) di Amma.
  
"Circa una quindicina di anni fa, la mia azienda era fallita ed eravamo sommersi dai debiti. Le proprietà e la casa erano state ipotecate. Non avevamo più gioielli da impegnare. Vivevamo alla giornata vendendo pezzo dopo pezzo la batteria di cucina. A quell’epoca abitavamo a Chennai. Un giorno in cui fummo sopraffatti dal morso della fame, dovetti chiedere a mia moglie di sfilarsi l’anello che portava all’alluce. Solitamente una moglie non toglie l’anello dall’alluce quando il marito è ancora in vita, ma non avevo altra via d’uscita. L’anello non si sfilava e l’abbiamo dovuto tagliare. A questo punto con un’esclamazione di dolore, mia moglie disse: ”Dopo di questo, la prossima volta puoi lasciare anche me al banco dei pegni!'


"Quelle parole mi trafissero dolorosamente il cuore. Se non potevo nemmeno dar da mangiare a mia moglie, a cosa serviva vivere? Decisi di farla finita pur consapevole che il suicido fosse un peccato.  Sin da bambino avevo sempre pregato Shiva, così decisi di porre fine alla mia vita sul Monte Arunachala, perchè presieduto dal Signore Shiva. Con i soldi ricavati dalla vendita dell’anello d’argento avevo comprato il veleno, avevo messo una lettera in tasca e mi ero recato al tempio a pregare. Avevo confessato tutte le mie mancanze al Signore e chiesto perdono. Poiché non avrei partecipato alla prossima celebrazione di Kartica, avevo acquistato un po' di canfora per bruciarla come offerta. Dopo aver ingoiato il veleno mi sarei gettato dal dirupo. ra. Deciso il piano d’azione, nel mezzo della notte mi avviai su per la montagna. 

Arrivato in cima vidi un uomo disteso a faccia in giù. All’inizio pensai che fosse morto, ma avvicinandomi potevo sentire che respirava. Avrei potuto bruciare la canfora e prendere il veleno solo dopo che se ne fosse andato. Decisi di aspettare e andai a sedermi a debita distanza. Iniziai a pensare. Con la mia morte i debiti sarebbero stati estinti? Forse mia moglie sarebbe finita in prigione? Col mio suicidio, mia moglie avrebbe potuto beneficiare della polizza assicurativa? Mentre stavo ponderando questi aspetti udii che l’uomo che era disteso cantava e singhiozzava allo stesso tempo. Sentii le parole di quel canto penetrare nel profondo del mio cuore e cominciai a piangere anch’io. Sentivo il peso che avevo nel cuore sciogliersi nelle lacrime che scendevano. Mi sentii molto vicino a quell'uomo. Pensai che forse era venuto anche lui per suicidarsi. Mi venne voglia di consolarlo; mi alzai. Quell’uomo si alzò improvvisamente e corse via, senza voltarsi indietro.


"Bruciai la canfora. Gettai tra le fiamme la fiala col veleno.  Discesi la montagna con la certezza che Dio si sarebbe preso cura di me e tornai a casa.

"Comunque, posso dire che il Signore Shiva abbia ascoltato le mie preghiere. I miei suoceri ci aiutarono con un po 'di denaro. Anche i colleghi di lavoro furono collaborativi. In circa cinque o sei anni, sono tornato a reggermi sulle mie gambe. Ogni tanto i versi che avevo sentito in quella notte fatale mi tornano alla mente. Un paio di anni dopo, ho risentito quegli stessi versi quando ho incontrato Amma. Ho potuto capire così che il mio primo Guru, il Signore Shiva, era riapparso nella forma della Madre Divina e aveva salvato la mia famiglia e me. Poi con la benedizione di Amma abbiamo avuto questi due bambini."

Con un misto di curiosità e ansia, domandai: "Qual'era il bhajan che ha sentito quel giorno?"

"Per molti anni, ho cantato quel bhajan in modo sbagliato, usando parole sbagliate. Ma quanto conforto mi hanno dato quei versi.  'Anandamami lokattil ...' ('In questo universo pieno d'amore ...') era il modo in cui lo cantavo io. Però, Swami, prima di quel momento, non l’avevo mai sentito un canto così dolce!"


giovedì 26 febbraio 2015

La forza del Mantra

"Amma, recitare i mantra, anche se non se ne conosce il significato, dà comunque beneficio?"


Amma: "Recitare il proprio mantra anche quando non se ne conosce il significato, dà forza di per sé. Ciononostante è meglio che sia recitato con shraddha (consapevolezza) e amore. E' anche necessario avere concentrazione. Il mantra ricevuto da un Satguru ha una forza speciale rispetto ad uno scelto da se stessi. Quando saliamo su un autobus, oppure su un treno, questo ci porta a destinazione anche se non conosciamo chi è il conducente o il nome della casa produttrice del veicolo, o se ci sono i pezzi di ricambio. Ci porta alla stazione più vicina alla nostra destinazione e da lì poi il tragitto per arrivare a casa sarà breve. Allo stesso modo un mantra vi porterà alla soglia della realizzazione divina. Da lì poi sarà facile raggiungere l'obiettivo finale." 



martedì 17 febbraio 2015

La Campagna per la Natura di Embracing the World mette le radici in città

Nemmeno la pioggia e qualche fiocco di neve hanno stemperato l'entusiasmo dei volontari di Embracing the World che coordinati dagli operatori e dal Vicesindaco del Comune di Buccinasco domenica mattina hanno piantato più di 600 alberi mettendo in azione il punto 3 della Campagna per la Natura InDeed di Embracing the World.  Creare un piccolo bosco è un modo per riscoprire, valorizzare e riqualificare il verde urbano, un bene comune d’inestimabile valore per la salute dell’uomo e per l’equilibrio ambientale, oltre che un elemento qualificante del tessuto urbano e dell’aggregazione sociale. Grazie a tutti i partecipanti e al Comune di Buccinasco. To Be Continued!






















I volontari di Embracing the World hanno già piantato più di un milione di alberi in tutto il mondo, un patrimonio che continua ad arricchirsi con iniziative come questa. Contribuiamo a raddoppiare questo numero.