
"O Shiva, sei il mio Atman. Girija è il mio intelletto. I miei organi di senso (le forze vitali) sono i tuoi guardiani. Il mio corpo è il tuo tempio. Tutti i piaceri dei miei sensi sono una lode a te. Il sonno è samadhi (dimora in te). Tutti i miei passi sono pradakshina (circumambulazione) per te. Tutte le mie parole sono inni per te. Qualunque cosa io faccia, è un’adorazione per te, O' Sambhu."
Shivaratri ha una sua propria peculiarità. E’ un’occasione per l’introspezione, e porta il messaggio di rinuncia e sacrificio.
In questo giorno i devoti eseguono delle speciali puja per Shiva, osservano il digiuno tutto il giorno e restano svegli la notte cantando le glorie del Signore e recitando i mille nomi. Il digiuno indica la necessità di allontanarsi dal cibo dei sensi; la veglia ricorda la necessità della massima cura e discrezione per riuscire nel cammino spirituale.
Shiva è il redentore supremo dell’umanità. Amma dice che Shiva rappresenta quell’aspetto di Brahma che riceve il prarabdha (gli effetti delle azioni dell’esistenza attuale e delle precedenti) della creazione intera. Egli è come un filtro che depura dai peccati e dalle tendenze impure. E’ il Pasupati (il Signore degli esseri) che libera i pasu (i Sé individuali) recidendo il pasa (la corda) della loro schiavitù.
Zancolando l’oceano di chitta (adottando pratiche spirituali), tutto - le vasana buone e cattive come pure i poteri innati o siddhi - emergono in superficie e possono essere eliminati o usati con discriminazione. L’ultimo ostacolo dell’ego - il veleno Halahala – è superato per mezzo della Grazia di Shiva, il Guru. L’Amrita simboleggia la Beatitudine o l’Immortalità che soltanto un sadhak (aspirante spirituale) con discriminazione (devas) riesce a realizzare.







